La storia di Antonio in mostra a Berlino

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Lunedì 28 novembre a Berlino è stata inaugurata la mostra Tra più fuochi. La storia degli internati militari italiani 1943-1945. L’esposizione, che ha carattere permanente, è allestita nel quartiere di Schöneweide, nelle casupole ancora esistenti di un lager dove vennero rinchiusi militari e civili italiani costretti al lavoro coatto.  Un luogo rappresentativo anche per la storia di Antonio Muscaritolo, a cui la nipote Deborah ha dedicato l’intenso romanzo biografico All’alba saremo liberi in cui racconta i drammatici anni trascorsi dal nonno arrestato durante il servizio militare dopo l’8 settembre 1943 dai nazisti e costretto ai lavori forzati come prigioniero di guerra, poi rinominato come gli altri militari italiani IMI (Internato Militare Italiano) nel lager nazista di Dora-Mittelbau. All’inaugurazione hanno partecipato il premier italiano Paolo Gentiloni, il ministro degli Affari esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier e il sopravvissuto Michele Montagano.
Che emozioni hai provato nel vedere la storia di tuo nonno rappresentata pubblicamente e questo grazie anche alla tua preziosa testimonianza?
“E’ stato davvero liberatorio constatare che il segreto che riguarda la storia non solo di mio nonno e dei militari italiani nel 1943-1945, ma di tutti noi, non esiste più e che la loro esperienza può essere conosciuta da tutti. Questo è importante sia per comprendere meglio gli avvenimenti di un periodo storico oscuro e complesso, che per dare un riconoscimento ai militari italiani che hanno opposto resistenza alla richiesta dei militari tedeschi di combattere al loro fianco in cambio della libertà e per questo sottoposti ai lavori forzati in condizioni indicibili.  
Si tratta, infatti, di una resistenza alla guerra fatta senza armi, per usare le parole proprio del signor Montagano, sopravvissuto al lager. L’incontro con lui è stato davvero speciale perché sapevo che aveva vissuto la stessa esperienza di mio nonno e perché sapevo di trovarmi di fronte a una persona che, a soli vent’anni, come mio nonno e gli altri IMI, aveva manifestato un coraggio e un amore per la patria rari.  Inoltre, le parole che mi ha rivolto, riguardanti mio nonno, mi hanno profondamente colpita: Tuo nonno – mi ha confidato – è stato in uno dei campi più brutti. Lì hanno sofferto davvero tanto, era un inferno”.
Il giorno dopo l’inaugurazione è seguita la presentazione del tuo libro, alla quale sono intervenuti il Ministro plenipotenziario Alessandro Gaudiano, il Capo dell’Ufficio politico dell’ambasciata italiana Andrea Vitolo e il ricercatore Thomas Porena. Che temi avete affrontato?
“L’esperienza di mio nonno è stata caratterizzata da episodi di crudeltà e violenza, ma anche di solidarietà e aiuto. La sua storia infatti è ricca di valori che oggi purtroppo si stanno perdendo e che invece devono far parte dell’educazione delle giovani generazioni. E’ a loro che questo libro si rivolge in modo particolare, per insegnare loro i veri valori, quelli difesi dai nostri padri e nonni. Il pubblico, commosso, ha sottolineato inoltre che per troppo tempo le storie degli IMI sono rimaste sepolte, ed è giusto che emergano”.
Chiara Sorrentino

 

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