“Noi non ci occupiamo di sostanze, ma di persone”

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Nessuna carovana ha mai raggiunto i suoi miraggi; sono i miraggi a far muovere le carovane: è con questo detto, originario dei paesi del Maghreb, che il volontario Angelo Tedioli ha voluto sintetizzare, sabato scorso, l’inaugurazione, presso la Casa del Volontariato di Carpi, del nuovo Centro Alcologico Territoriale Funzionale, il primo in Emilia Romagna. Nella nuova impresa sono impegnati Acat – Associazione Club Alcolisti in Trattamento, Udi – Unione Donne in Italia, Vivere Donna, Cif  – Centro Italiano Femminile insieme a Unione delle Terre d’Argine e Sert.
E se quello dell’uscita dalla dipendenza è un cammino lunghissimo (che può potenzialmente durare una vita intera), la creazione di un gruppo di lavoro, una rete a cui potersi rivolgere diventa, per gli utenti e le famiglie, davvero importante, a maggior ragione se si tiene conto dei numeri, ricordati anche dal responsabile del Sert, Massimo Bigarelli. “In provincia di Modena sono 800 le persone seguite dal servizio, 150 delle quali nel solo Distretto di Carpi. Si tratta di un fenomeno grave, dato che non intacca solo la salute del singolo, ma anche il lavoro, l’autonomia personale e le relazioni sociali. Abbattere i livelli del consumo di alcol nell’intera comunità è il solo modo per farne diminuire l’abuso.
Il recupero dell’alcolista non è solo questione sanitaria, ma di sistema, perché quello che occorre rinnovare è proprio uno stile di vita”. Ed è proprio insieme la parola chiave: insieme alle famiglie, senza le quali superare la dipendenza diventa ancor più arduo, come ricordato dalla presidente di Acat, Milena Fornasari.
Insieme alle istituzioni che ritengono, insieme al presidente dell’Unione delle Terre d’Argine Alberto Bellelli, che questo possa consentire di ampliare le strategie di intervento, anche degli assistenti sociali: “una struttura di questa ampiezza fa sì che si possano scongiurare i rischi di esclusione sociale che questo tipo di dipendenze porta con sé”.
Ma l’auspicio è soprattutto che il nuovo Centro Alcologico rappresenti l’importante tassello di un percorso alla fine del quale si realizzi il sogno di una comunità in cui queste difficoltà possano non soltanto trovare una risposta, ma anche essere prevenute.  “Il Centro non è specializzato in una patologia specifica – ha concluso Tedioli – bensì in tristezza, solitudine, disperazione, senso di impotenza… ma anche in gioia di vivere. Vogliamo mettere a disposizione della comunità questa modalità umana di concepire il disagio ed essere un laboratorio di ecologia sociale, in cui tutte le difficoltà possano trovare accoglienza. Perché non ci occupiamo di sostanze, ma di persone”.
Marcello Marchesini

 

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