“La Sanità non è uguale per tutti”

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“Sono a dir poco infuriata”. Sono queste le prime parole di S., mamma carpigiana di una ragazzina tredicenne a cui è stata diagnosticata la Malattia di Ménière. “Il nostro calvario è iniziato quattro anni fa, quando mia figlia iniziò a sentirsi male e ad avere delle grosse difficoltà a scuola. Io abito a pochi passi dall’Ospedale Ramazzini di Carpi e a ogni crisi di mia figlia correvo lì, in Pronto Soccorso, per avere risposte e cure adeguate. Nonostante visite e ricoveri, in città non abbiamo ottenuto risposte né, tantomeno, una diagnosi”. Quest’ultima, come una scure, è giunta dopo una visita a pagamento a Modena: “a dare per primo un nome alla patologia di mia figlia è stato il dottor Daniele Monzani”. A lui è spettato il compito di informare i genitori che la ragazzina potrebbe diventare sorda: la Malattia di Ménière, infatti, causa vertigini, perdita dell’udito e scampanellio o ronzio nell’orecchio (acufene). “Purtroppo – spiega la madre – questa patologia è progressiva, mia figlia è quindi destinata a sottoporsi a esami e visite per tutta la vita con la consapevolezza di poter diventare sorda. E’ un incubo senza fine”.  Ma ad amareggiare i genitori della ragazzina è soprattutto il trattamento ricevuto: “tre settimane fa siamo tornati in Pronto Soccorso a Carpi perché nostra figlia stava male e ora ci ritroviamo a dover pagar 190 euro di ticket per le prestazioni eseguite, dal momento che ci è stato fatto notare che la Malattia di Meniere non dà diritto ad alcuna esenzione. Io sono disoccupata da giugno, lavora solo mio marito e questo mese abbiamo più di cinquecento euro da pagare tra ticket e visite specialistiche a pagamento, tra cui una tac all’orecchio. Non sappiamo più come fare. Mi domando perché ci siano tante disparità: sento di cittadini stranieri a cui tutto è pagato, e noi? Il nostro sistema sanitario dovrebbe garantire il medesimo trattamento a tutti: non ci sono due pesi e due misure. E’ un’ingiustizia e io sono a dir poco esasperata per queste iniquità”. Purtroppo, se l’invalidità non supera il 66%, non si ha diritto ad alcuna esenzione: “è sempre più chiaro che in questo Paese qualcosa non va. Mi sono persino sentita dire di divorziare… in questo modo, priva di reddito, potrei rientrare nelle fasce fragili e ottenere l’esenzione. L’onestà, evidentemente, non è più di casa in Italia. E mentre i furbetti la fanno franca e ottengono sconti, mia figlia ne paga le conseguenze”.
Jessica Bianchi

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