Gli etruschi non fermano i lavori

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Tre piccole fornaci etrusche, risalenti al settimo secolo avanti Cristo (secondo le analisi dello Studio Archeomodena incaricato delle prospezioni archeologiche legate agli scavi) sono state rinvenute durante i lavori per realizzare la rotonda di via Guastalla, all’incrocio con via dell’Industria. Una preziosa testimonianza della presenza etrusca nella pianura emiliana, come conferma la dottoressa Sara Campagnari, funzionario della  Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara: “non è certo una novità il fatto che gli etruschi abbiano vissuto a Carpi. Pur non avendo testimonianze che dimostrino l’esistenza di grandi centri, abbiamo varie attestazioni circa un’occupazione piuttosto capillare di tutto territorio agricolo attorno alla città di Modena, Carpi compresa. Proprio nella zona di via dell’Industria è emersa una necropoli della fine del VII  secolo avanti Cristo nonché tracce di abitato e di lavorazione etrusca”.
Cosa ha portato alla luce lo scavo posto tra le vie Guastalla e dell’Industria?
“Lo scavo, ormai concluso, rientra nell’ambito della procedura di verifica preventiva di interesse archeologico messa in atto quando si devono eseguire opere di pubblica utilità per capire la potenzialità archeologica di un’area e l’eventuale impatto che tali opere comporterebbero. Solo in seguito a queste valutazioni la Soprintendenza esprime un parere, dando il nullaosta a procedere o, al contrario, stabilendo delle prescrizioni in cui si chiedono ulteriori sondaggi. Lo scavo ha portato alla luce tre piccole fornaci circolari etrusche del VI secolo avanti Cristo adibite alla cottura di vasellame in ceramica. Purtroppo sono state rinvenute soltanto le camere di cottura e non i piani forati sui quali venivano appoggiati i vasi da cuocere. Si tratta insomma di fornaci fragili, costruite per durare soltanto per un breve lasso di tempo. E’ stato trovato anche un piccolo silos per lo stoccaggio dei cibi deposti in vasi o contenitori anch’essi realizzati in materiali deperibili e, di conseguenza, andati perduti. E’ probabile che questo sito fosse marginale rispetto a un insediamento, purtroppo però, ad oggi, non abbiamo trovato alcun villaggio: chissà, forse è ancora lì, sepolto sotto le case…”.
Lo scavo sarà valorizzato o verrà nuovamente ricoperto di terra?
“A restare è solo la parte in negativo delle fornaci legate alla produzione di ceramiche: terra bruciata e indurita che non avrebbe alcuna possibilità di resistere qualora fosse lasciata esposta ai fenomeni atmosferici.
Non essendovi dunque alcuna possibilità di conservazione, il sito verrà ricoperto di terra e costituirà, intonso, il fulcro centrale della rotonda”.
Carpi è archeologicamente interessante?
“Da tempo sappiamo che l’area di Carpi era ampiamente abitata sin dall’età del bronzo: a sud ovest dell’area in cui sorgerà la rotonda, ad esempio, vi sono ancora resti, in parte sepolti, di una terramara (ndr la cosiddetta Savana). Il territorio carpigiano è poi notoriamente interessato da vistose persistenze centuriali, tra le meglio conservate della pianura modenese ed emiliano romagnola:  l’incrocio tra le vie Guastalla e dell’Industria ne è un esempio.
La centuriazione, lo ricordiamo, è una rete infrastrutturale di vie e canali che si intersecano ortogonalmente a distanze regolari, in Emilia in genere ogni 710 metri circa di distanza. Una rete di strade e canali che favoriva la bonifica e la messa a coltura delle terre. Una fitta scacchiera finalizzata a favorire la presenza in ogni centuria, dei fondi agricoli dei coloni assegnatari che vi costruivano insediamenti rustici”.
Il ritrovamento non pregiudicherà la realizzazione della rotonda, opera attesa da oltre dieci anni e dal costo a dir poco esorbitante lievitato a 2 milioni e 200mila euro a causa degli espropri a cui è stato costretto il Comune di Carpi.
Jessica Bianchi

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