“Le false promesse nella lotta contro i tumori”

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Hanno seguito anche nel nostro Paese i movimenti che inneggiano a un massiccio ritorno alla Natura. Una natura “amica” nella quale ricercano ogni risposta e a cui si affidano con assoluta fiducia, rifiutando vaccini e cure tradizionali. Potrebbero essere decine in tutta Italia i casi di pazienti oncologici morti per aver rifiutato le cure tradizionali contro il cancro in nome delle discusse teorie dell’ex medico tedesco Hamer. Di recente, Eleonora, 18 anni affetta da leucemia, e una 34enne di Rimini affetta da tumore al seno, entrambe seguaci di Hamer, hanno rifiutato la chemioterapia e non ce l’hanno fatta.  La presunta ‘terapia’, che prende il nome dall’ex medico internista tedesco Ryke Geerd Hamer, poi radiato dall’albo e condannato più volte per esercizio abusivo della professione medica e frode, parte dal presupposto che il tumore sia il frutto di un conflitto psichico e, come rileva l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro “è basata su premesse non scientifiche”. Non è la prima volta che, alla disperata ricerca della guarigione, i malati si affidano a cure alternative anticancro, non validate dalla comunità scientifica: dal metodo Di Bella, basato sulla somatostatina, a quello Simoncini a base di bicarbonato, passando per l’urinoterapia e il siero Bonifacio a base di feci di capra mescolate a urina e acqua. Il fenomeno è in ascesa? A rispondere è il dottor Fabrizio Artioli,  direttore dell’Unità operativa di Medicina Oncologica di Carpi e Mirandola, nonché segretario nazionale del Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri).
Perché a suo parere i malati decidono di affidarsi a metodi che non hanno fondamento scientifico?
“Non esistono una Medicina (o una scienza) ufficiale e una alternativa: vi sono semplicemente la Medicina e la Scienza. Nessuna della due è infallibile, ma si basano su un metodo, quello scientifico, di galileiana memoria, secondo cui “E’ scientificamente vero ciò che è riproducibile”. Se faccio un esperimento o testo un nuovo farmaco, su 100 prove compiute, il risultato di almeno 95 dev’essere il medesimo: se non è così, l’idea può esser buona ma, non essendo dimostrata, è inattendibile. Molti (si stima che negli States siano il 40%) ricorrono a terapie cosiddette alternative. I motivi possono essere numerosi: alcuni temono che nelle cure tradizionali si celino inganni, sotterfugi o secondi fini.  Certamente anche in campo scientifico esistono esempi di malpractice ma, fortunatamente, sono marginali e la scienza stessa ha gli anticorpi necessari per combatterli. La spinta più forte però credo sia un’altra: una persona malata è più fragile e sente quindi il bisogno di incontrare medici e operatori capaci di ascoltarla, capirla. Persone in grado di prendersi cura di lei. Non sempre gli operatori sono in grado di trasmettere tale vicinanza ai malati, spiegando loro con chiarezza anche i vantaggi e i limiti dei trattamenti. Nella medicina alternativa la gente spesso trova una conferma alle proprie angosce e una risposta semplicistica e accattivante, fatta di rimedi naturali o tecniche cosiddette psicologiche. Purtroppo il cancro è una malattia complessa e solo chi comincia a studiarlo può comprendere appieno la fragilità di queste teorie fondate sul nulla. La lezione che dobbiamo imparare è che la ricerca ci sta offrendo una medicina sempre più tecnologica, ma sta a noi costruire una medicina sempre più attenta alla persona”.
Quali sono, ad oggi, le strade percorribili, in caso di tumore?
“Quando pensiamo ai tumori immaginiamo che la loro sconfitta arriverà da una medicina rivoluzionaria, quella che gli americani chiamano the magic bullet (pallottola magica). Niente di più sbagliato. Innanzitutto un terzo dei tumori si sconfigge con la prevenzione: primaria (stili di vita) e secondaria (diagnosi precoce, in particolare con gli screening). Dice bene Umberto Veronesi quando afferma che “la genomica (lo studio dei geni) ci ha permesso di aprire nuove speranze, ma ha confermato che la pillola anticancro è un sogno irrealizzabile, perché il tumore appare come malattia ancora più complessa di quanto avessimo ipotizzato. In realtà si tratta di tante malattie differenti”. La guarigione oggi passa attraverso un uso intelligente di tutte le armi che abbiamo: la chirurgia per asportare la malattia o per aiutarci a fare diagnosi; le terapie mediche (non solo la chemioterapia), la radioterapia e altro ancora. Il cancro si può sconfiggere con l’intervento di più professionisti, quello che oggi si chiama trattamento multidisciplinare”.
La chemio è una terapia considerata molto aggressiva e, secondo alcuni studi, persino nociva. Quali sono benefici ed effetti collaterali? Vi sono casi in cui la chemio è sconsigliata?
“Oggi parliamo di terapie personalizzate, ovvero adatte a una determinata persona e a uno specifico tumore. La chemioterapia è solo uno dei trattamenti possibili. Oggi disponiamo di farmaci a bersaglio molecolare che vanno a colpire in modo selettivo le cellule tumorali e, da alcuni anni, di farmaci in grado di rafforzare le nostre difese immunitarie, una nuova frontiera dell’oncologia.  Prima degli Anni ’60, ammalarsi di linfoma (tumore delle ghiandole linfatiche) significava una inesorabile condanna a morte, spesso per pazienti giovani. Ci sono voluti l’intuizione e il coraggio dell’italoamericano Vincent De Vita per mettere a punto una chemioterapia in grado di guarirli. Oggi l’80% dei linfomi guarisce, quei giovani che morivano allora, oggi ritornano a una vita normale, si innamorano, mettono al mondo dei figli e vedranno nascere i loro nipoti. Non usare la chemioterapia in un caso di linfoma non è un modo alternativo di vedere le cose, è un delitto. Non sempre la chemioterapia è necessaria, ma quando la si fa, è per poter dare speranza e migliorare la qualità di vita.  A volte è anche sconsigliata, se il paziente è molto anziano,  in cattive condizioni di salute o se ha malattie gravi in altri organi. Alcune sono terapie leggere e ben sopportate, altre sono più pesanti con effetti collaterali importanti (nausea, vomito, una maggiore predisposizione alle infezioni…): sta ai medici cercare di ridurre al minimo tali effetti aiutando i pazienti a sopportarli, perché spesso ne vale la pena. Il nostro compito è spiegare i vantaggi e i limiti delle terapie che proponiamo; il paziente dev’essere messo nelle condizioni di decidere e noi dobbiamo rispettare le sue decisioni e continuare a seguirlo anche se non condividiamo le scelte terapeutiche che compie”.
Sono anni che i ricercatori studiano la possibilità di utilizzare dei vettori naturali per far arrivare i farmaci alle cellule tumorali. A che punto è la ricerca?
“Siamo ancora lontani da un utilizzo sistematico di vettori quali i virus per immettere nelle cellule tumorali sostanze che le uccidano o le insegnino a programmare la propria morte. Il trattamento ha una sua logica, ma devono essere ancora risolti problemi, quali, ad esempio, il fatto che questi vettori non vanno a colpire tutte le cellule del tumore”.
Grazie alla chemio di quanto è aumentato mediamente nel nostro Paese il tasso di sopravvivenza in caso di tumore?
“Come ho spiegato i tumori sono diversi l’uno dall’altro, ve ne sono alcuni molto sensibili alla chemioterapia (vedi l’esempio dei linfomi) e altri piuttosto resistenti (come quelli al pancreas). Diciamo, in modo semplicistico, che la chemioterapia e i nuovi farmaci, negli ultimi 15 anni, sono stati in grado di aumentare il tasso di sopravvivenza di circa il 15%. Oggi 3 milioni di italiani hanno avuto il cancro e lo hanno superato, di questi la metà sono definitivamente guariti”.
Jessica Bianchi

 

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