La sofferenza dei carpigiani

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La scorsa settimana, a Carpi, una donna di 58 anni ha tentato di farla finita infliggendosi un taglio alla gola. Soccorsa da un equipaggio del 118, la signora, ancora cosciente, non smetteva di pregare gli operatori: “lasciatemi morire”, continuava a ripetere come un mantra. Sono cinque i suicidi certificati nel 2015 in città, numero che però potrebbe essere del tutto sottostimato a causa della difficoltà nel valutare il proposito suicidario in alcuni casi di incidente stradale o di overdose in tossicodipendenti (i cosiddetti suicidi “mascherati”) o nelle morti dovute al rifiuto delle cure o dell’alimentazione (non infrequenti negli anziani). Ciò che è certo è il disagio, profondo e terribile, che colpisce un numero sempre maggiore di persone. Basti pensare all’impennata dei Trattamenti sanitari obbligatori (TSO) effettuati nel 2015: 82 contro i 56 del 2014. Il nostro è un presente complesso. Problematico e, in quanto tale, connotato da un aumento esponenziale di disturbi di adattamento di carattere depressivo e ansioso. Ecco perché è urgente e fondamentale poter contare anche a Carpi su tutta la filiera dell’assistenza e della cura in ambito di salute mentale: dal ricovero in fase acuta presso il Centro di Diagnosi e Cura alla permanenza protetta in una Residenza psichiatrica, all’assistenza domiciliare. Ma per innalzare “l’umore” generale, a ciascuno di noi è chiesto uno sforzo: nessuno deve negarsi la possibilità di sentirsi meno solo.
Jessica Bianchi

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