Quasi Amici diventa grande

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Il progetto Quasi amici (che vede uniti Il Tesoro Nascosto, Progetto per la Vita, Fondazione Dopo di Noi, gli Scout della Diocesi di Carpi, l’Ausl, l’Unione delle Terre d’Argine, l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Carpi e l’Università di Modena e Reggio Emilia) è diventato grande.  “Nato ispirandosi alla pellicola firmata da Olivier Nakache ed Eric Toledano, Intouchables (Quasi amici nella traduzione italiana) il nostro progetto si pone l’obiettivo di avvicinare ragazzi normodotati a giovani Under 20 con disabilità lievi”, commenta  il presidente dell’associazione Il Tesoro Nascosto, Nelson Bova. A partire dal mese di gennaio, Quasi amici è cresciuto, diventando a dir poco virale. “Decollato in via sperimentale lo scorso 10 gennaio con sei scout e 19 famiglie con figli disabili, in soli sei mesi,  – aggiunge Bova –  si sono aggiunti circa 30 studenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia e un numero sempre più alto e in continua crescita di nuclei famigliari. Ad oggi si sono create 35 coppie di potenziali amici”. Ma questo è solo l’inizio, poiché, prosegue il presidente “a breve il progetto sarà esteso anche a quattro giovani rifugiati (unitamente a chi gestisce Sprar e Mare Nostrum) e, grazie all’interessamento dell’Università di Bologna, la nostra esperienza prenderà il via anche nella città delle Due Torri. Quasi amici sarà poi protagonista a Milano, nel mese di ottobre, ospite dell’Istituto delle Donazioni e poi, poco dopo, verrà presentato a Roma, presso la Camera dei Deputati”. I quasi amici, in questi mesi sono usciti insieme, stringendo rapporti significativi. Momenti preziosi per i giovani disabili finalmente non più relegati nelle loro case e altrettanto fondamentali per la crescita umana dei loro coetanei normodotati, dovutamente formati dall’Università di Modena e Reggio Emilia, in particolare dalla facoltà di scienze dell’Educazione, per acquisire gli strumenti minimi indispensabili per gestire la diversità e superare timori e pregiudizi.
Quasi amici nasce per colmare un vuoto e rispondere alle esigenze delle famiglie, come sottolinea la dottoressa Emma Avanzi, responsabile della Neuropsichiatria di Carpi: “i genitori dei disabili lamentano  una forte carenza in termini di inclusione sociale e di relazioni amicali. I loro figli, aldilà delle ore trascorse a scuola, sono quasi sempre soli e in casa. Il progetto pertanto rappresenta una boccata d’ossigeno per queste famiglie. E funziona. Naturalmente ci sono state delle criticità ma è normale che sia così: questo non è un progetto educativo bensì sociale ma, alle volte, le famiglie lo dimenticano e avanzano richieste specialistiche. Per questo noi siamo sempre vigili e pronti a raddrizzare il tiro. I rincontri sinora sono davvero positivi”.
“Questo progetto – sottolinea Alberto Bellelli, sindaco di  Carpi – rappresenta un prezioso strumento di welfare di comunità. Associazioni e istituzioni si sono infatti unite per uno scopo comune: contribuire alla costruzione di percorsi di autonomia personale e di inclusione dei ragazzi con handicap. Un’opportunità di inserimento per questi giovani, un vero e proprio investimento sulla loro vita futura. L’inclusione sociale non passa solo attraverso l’erogazione di servizi ma anche tramite progetti di comunità, all’interno dei quali tutti i soggetti del territorio fanno la propria parte. Quasi amici ribalta l’ottica investendo sulla fase relazionale. Un modello esportabile anche ad altri ambiti (adulti in difficoltà, anziani soli, indigenti…): incentivare le relazioni significa vincere emarginazione, stigma e solitudine”.
Jessica Bianchi

 

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