La Commissione Pari Opportunità chiude

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A distanza di più di 25 anni dalla sua istituzione chiude la Commissione Pari Opportunità dell’Unione Terre d’Argine. Insediata il 30 novembre 1989 con delibera del Consiglio Comunale, era composta da 15 donne, designate dai partiti e presieduta da un’assessora con delega. Nata per “il riconoscimento della pari dignità uomo – donna”, era costituita esclusivamente da donne, impegnate a titolo gratuito “per l’attenzione alla cultura e alla differenza di genere”.
“Non è un compito facile – si legge nella Relazione programmatica del 2005 – perché mette in discussione un dato che ancora costituisce il riferimento della nostra cultura occidentale, secondo la quale esiste un soggetto neutro, mentre ci sono donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini: solo ripartendo da questo dato antropologico si possono progettare percorsi culturali, economici e politici che non possono che migliorare la convivenza se è a questo che miriamo”.
E’ stata un luogo di elaborazione e di discussione sui temi della conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro delle donne, sull’organizzazione dei servizi, sulla qualità della vita di uomini, donne e famiglie. “Per questo le donne vogliono essere presenti sul tema della città” si legge. E, in effetti, erano gli anni in cui c’era la lista d’attesa per entrare in Commissione Pari Opportunità. Tra le proposte avanzate dalla Commissione si ricordano tra le altre: l’Ufficio Tempi, il servizio di consulenza legale gratuita sul diritto di famiglia, il lavoro sulla toponomastica al femminile. La Relazione nel 2005 era lunga dieci pagine scritte fitte fitte e si chiudeva col Bilancio per spese complessive che arrivavano a 13mila euro.
A distanza di dieci anni, senza budget e senza autonomia decisionale, la Commissione chiude i battenti nel segno dei tempi che cambiano. Non c’è più la fila per entrare e al soggetto neutro oggi è persino stato dato un nome: gender. Nelle considerazioni seguite alla valutazione dell’esperienza, la presidente Simona Santini riconduce le ragioni della scarsa partecipazione “alla struttura troppo rigida che di fatto ne ingessa l’operato”. “Sarebbe stata importante una reale adesione all’art. 3 della Costituzione nel senso di una maggiore apertura verso tutti i soggetti che vivono delle discriminazioni per etnia, sesso, lingua, religione, condizioni personali e sociali, e in modo particolare verso donne straniere, lesbiche, gay e transessuali, disabili”.
Organo consultivo e propositivo del Consiglio e della Giunta dell’Unione, la Commissione è stata interpellata ben poco, secondo la Santini, per azioni ‘di governo’ che potevano interessare le pari opportunità.
Chiusa la Commissione, a occuparsi di pari opportunità sarà la 2° Commissione consiliare composta non più da donne impegnate a titolo gratuito ma da consiglieri dell’Unione che aggiungeranno questo capitolo alle materie già di loro pertinenza. La Commissione consiliare relazionerà di norma una volta all’anno sulle attività svolte in merito alla parità di genere.
Sara Gelli

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