“Dobbiamo combattere per i nostri diritti”

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Dietro alla chiusura improvvisa e ingiustificata delle due aziende carpigiane di stiro e imbusto Arb2 e Coan ci sono persone. Famiglie. Ciascuno dei circa 70 dipendenti – su 85 –  rimasti da un giorno all’altro senza un’occupazione, ha una storia, fatta di difficoltà economiche e di preoccupazione per un futuro a tinte sempre più fosche. Ci sono madri con figli a carico e uomini di cinquant’anni ancora lontani dalla pensione che temono di “non riuscire a essere assorbiti nuovamente” da un mercato del lavoro sempre più contratto. Estromessi da qualsiasi trattativa, questi uomini e donne, non essendo stati formalmente licenziati non hanno diritto a Tfr né alla disoccupazione. Per loro la cassa integrazione ordinaria scadrà il 24 giugno, dopodiché per tutti loro si apre un vero e proprio limbo. “Davvero non ci capacitiamo di come il nostro titolare abbia potuto arrivare a tanto. Non ne capiamo il motivo. Ora – spiega una delle lavoratrici – stiamo aspettando di ricevere la lettera di licenziamento ma non sappiamo nemmeno se lui abbia realmente presentato in tribunale i libri per formalizzare l’istanza di fallimento. Vogliamo andare avanti ma non abbiamo coperture, non sappiamo quando potremo fare richiesta di disoccupazione né quando potremo usufruirne: non sappiamo nulla”.
“Tutti i nostri diritti sono andati a quel paese – scuote la testa un’altra signora – non abbiamo niente. Non possiamo fare affidamento sulla liquidazione per tappare qualche buco perchè non ce l’abbiamo, né tantomeno sulla mobilità, dal momento che il titolare non l’ha richiesta. Mi hanno detto di recarmi al lavoro e ho trovato i portoni chiusi… più umiliata di così! Io non ho davvero più parole”. Il boccone più amaro da inghiottire è la totale chiusura al dialogo da parte dell’imprenditore Alessandro Bizzarri: “non abbiamo avuto nemmeno lo straccio di una motivazione. Perché chiudere i battenti così senza farci sapere nulla? Ora c’è rabbia e tanta. Abbiamo figli, famiglie… – ci confida un’altra lavoratrice –  dobbiamo andare avanti ma come si fa a vivere tranquilli? Pur non avendo certezze, non ci resta che combattere per i nostri diritti”.
Jessica Bianchi

 

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