“E’ dura ma ce la faremo”

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Carlo Tioli è un uomo di poche parole. Coi piedi ben saldi a terra. La stessa terra che coltiva. Da anni. Quella terra che, tremando, quattro anni fa, gli ha tolto in un sol colpo casa e azienda agricola. Contadino di 71 anni, Carlo, dal 29 maggio 2012, vive, insieme alla moglie Giuliana e al figlio Stefano, all’interno di un container a Sant’Antonio in Mercadello, frazione tra le più martoriate della Bassa. “La scossa delle 13 di quel 29 maggio ha causato danni ingentissimi alla nostra casa. L’epicentro del sisma era letteralmente sotto ai nostri piedi e il casale, risalente alla fine del 1600, non ha resistito a tanta violenza”. I vincoli paesaggistici cui è sottoposta l’area in cui sorge la casa hanno allungato ancor di più l’iter burocratico legato alla ricostruzione: “essendo vincolata, infatti, la casa non poteva essere semplicemente abbattuta e ricostruita, bensì ristrutturata e riprodotta fedelmente com’era in origine”. Non c’è alcuna traccia di indignazione nella voce di Carlo. Nessun moto di rabbia sul suo viso. Solo dignità, coraggio e voglia di andare avanti, guardando al futuro con rinnovata speranza. “La macchina burocratica è stata molto complicata – ammette l’uomo – ma io non voglio dar colpe a nessuno né, tantomeno fare delle polemiche. Di certo, quattro anni non sono pochi…”. Ora, dopo che il Mude è stato inviato e la pratica approvata, i lavori sono finalmente iniziati: “confido di poter fare rientro a casa in due, massimo tre anni. Sino ad allora continueremo a vivere in contaneir: è dura ma ce la faremo”.

Jessica Bianchi

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