Brusca frenata sul baratto amministrativo

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Frenata sul Baratto amministrativo. La scure abbattutasi sull’istituto da parte della Corte dei Conti ha provocato il brusco dietrofront del Consiglio Comunale di Carpi il quale ha revocato, malgrado i mal di pancia del Movimento 5 Stelle, il regolamento precedentemente approvato. Il timore espresso dalla Maggioranza? Procurare un danno erariale alle casse dell’ente. Il cosiddetto baratto amministrativo, sistema introdotto dal decreto Sblocca Italia, prevede uno sconto sulle tasse locali, in cambio di manodopera e servizi utili alla collettività. Secondo i giudici bolognesi però servono limiti precisi, per non correre il pericolo di pesare sui bilanci pubblici. La Corte non ha bocciato l’introduzione in sé del baratto bensì ha sottolineato come “sia necessario che sussista un rapporto di stretta inerenza tra le esenzioni o le riduzioni dei tributi” e “le attività di cura e valorizzazione del territorio che i cittadini possono realizzare”. In soldoni, a chi toglie i mozziconi da un parco si può concedere un taglio sulla Tari, e non su altre imposte, perché il risparmio ottenuto dal Comune è legato, nel caso specifico, solo ai rifiuti. Lo stesso discorso vale per chi dà una mano a potare gli alberi o a togliere i graffiti dai muri.
Incredulo Eros Gaddi, portavoce del Movimento 5 Stelle di Carpi, “il comportamento del Consiglio è davvero sorprendente. Cosa facciamo a Carpi? Lasciamo il progetto in stand by in attesa di altre delucidazioni? Mancano coraggio e intraprendenza. La Corte dei Conti ha semplicemente espresso un parere negativo relativamente all’impianto del baratto bolognese. Non ha emesso alcuna sentenza. Anziché revocare il nostro e attendere, interroghiamo piuttosto  la Corte dei Conti: chiediamole un parere circa la legittimità del nostro regolamento e sulla base di ciò andiamo avanti. Non capisco di cosa abbia paura il Consiglio…”.
Vano anche i tentativo dei grillini di spiegare al Civico Consesso come ovviare al problema del danno erariale, ovvero appoggiandosi a un’associazione: “basterebbe che il Comune versasse un contributo a un’associazione, all'interno della quale lavorano gratuitamente i cittadini per ottemperare al proprio debito nei confronti della società, per l’attività di pubblica utilità svolta. Il sodalizio, a sua volta, si preoccuperà poi di erogare il denaro a coloro che hanno lavorato i quali potranno, recandosi in Tesoreria, pagare i debiti contratti con l’ente pubblico”, spiega la consigliera Monica Medici. Nulla da fare: il baratto (per il quale il Comune nel Bilancio 2016 aveva previsto uno stanziamento di 30mila) è stato affossato. Congelato a data da destinarsi.
Jessica Bianchi

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