“Internet non è più sicura di una strada”

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I genitori di oggi sono sempre più iperprotettivi e prescrittivi nella vita reale. Tengono accuratamente lontani i loro figli da tutto ciò che ritengono potenzialmente pericoloso, come un giro in bicicletta o una partita a pallone in strada o nel cortile di casa. Privati di spazi e tempi di gioco libero, vengono tenuti al “sicuro” all’interno dei confini delle proprie abitazioni, dove sono invece lasciati completamente liberi di navigare su smartphone e computer. Il digitale diventa paradossalmente una zona franca in cui a decidere sono i ragazzi, ma in realtà “Internet non è meno pericoloso della strada. I rischi correlati al suo utilizzo sono forse molto più insidiosi sopratutto per adolescenti e preadolescenti che si ritrovano a conoscere la sessualità troppo precocemente e in maniera distorta”. E’ stato questo il tema dell’incontro Tutto troppo presto dal titolo dell’ultimo saggio di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, nonché ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli Studi di Milano: giovedì 28 aprile ha parlato del rapporto tra adolescenti e sessualità al tempo di Internet, davanti a un folto pubblico accorso in Sala Congressi. Per presentare la serata sono intervenute l’assessore alle Politiche Sociali Daniela Depietri e la coordinatrice del Centro per le Famiglie dell’Unione delle Terre d’Argine Liana Balluga: dopo aver sottolineato il sostegno offerto alle famiglie dai servizi del territorio, hanno ceduto la parola a Pellai. “Vi racconto il caso recente di una madre che è rimasta sconvolta quando ha appreso che il figlio appena dodicenne navigava massicciamente su siti pornografici. La signora ha ammesso che il ragazzino trascorreva gran parte della sua giornata chiuso nella sua cameretta davanti al pc, ma questo non aveva mai rappresentato per lei fonte di timore.  Si preoccupava piuttosto che non andasse in giro da solo o con gli amici, che non corresse rischi fisici, senza ingenuamente considerare quelli psicologici connessi all’abuso e mal uso di Internet. Di casi come questi ce ne sono tanti e, spesso, i genitori sono incapaci di imporre alcuna restrizione o regola ai minori. I ragazzi sono liberi di scegliere in autonomia nel mondo digitale, quando invece avrebbero  bisogno della guida di un adulto per selezionare i contenuti migliori per la loro crescita e imparare a individuare i potenziali pericoli che si annidano nelle trame della rete.  Per preadolescenti e adolescenti sono particolarmente intensi e forti la curiosità, l’eccitazione e il bisogno di sapere ed esplorare il territorio della sessualità. Perciò, il mondo web offre loro la possibilità di sviluppare relazioni interessanti ed eccitanti nella virtualità in maniera facile e immediata, ma non sono consapevoli dei pericoli che vi si celano: cyberbullismo, pedopornografia e sexting, ovvero la condivisione, soprattutto tra le giovanissime, di proprie foto intime con i coetanei sono solo alcuni tra questi”. In che modo i genitori possono intervenire per salvaguardare i loro figli? “In questo contesto, i genitori devono prendere in mano le redini della situazione e divenire per loro un punto di riferimento con cui confrontarsi e rielaborare le informazioni apprese. Vale la pena trascorrere più tempo con i propri figli, proporre loro valide alternative all’uso di pc e tablet come attività sportive, gite all’aria aperta e merende con gli amici.  E siccome, non è possibile impedire del tutto di avvicinarsi ai mezzi tecnologici, un dialogo aperto e costante, unitamente a una supervisione attenta ma non invadente, sapranno fornire loro una base sicura. Inoltre occorre dare delle regole e senza cedere davanti alle loro contestazioni. Il mio consiglio è quello di non sottovalutare mai nessun segnale di disagio ma di approfondire subito la questione e, infine, date il buon esempio. Non potete pretendere che i vostri figli non siano schiavi delle tecnologie se voi per primi trascorrete ore e ore con lo smartphone in mano”.

Chiara Sorrentino

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