“Siamo persone, non cose”

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“Gli agenti di Polizia locale non possono essere considerati alla stregua di normali impiegati comunali”: sono queste le prime parole di Federico Coratella, segretario provinciale del Sulpl, nel commentare lo storico sciopero degli agenti di Polizia Municipale dell’Unione delle Terre d’Argine dello scorso 7 aprile. A incrociare le braccia oltre il 60% del personale (a esclusione di 15 agenti, su 95 totali, impegnati nel garantire nei quattro comuni i servizi minimi essenziali) con una punta dell’80% tra gli operatori impegnati in servizi esterni: “un risultato di cui siamo davvero orgogliosi”, prosegue Coratella. Le ragioni che hanno spinto i sindacati – Sulpl e Uil – a proclamare lo sciopero sono numerose, anche se, il boccone più amaro, è “certamente il silenzio della politica. Nessun esponente della scena politica locale si è fatto avanti ponendosi quale intermediario tra i tecnici comunali e la parte sindacale. Nessuno.  A ciò – spiega il segretario provinciale – si aggiunge anche la sordità della Giunta dell’Unione alle nostre istanze. Di fronte a un tale atteggiamento di chiusura non abbiamo potuto far altro che indire uno sciopero e ne proclameremo altri qualora continuassimo a non essere ascoltati”. Troppe, secondo i sindacati, le criticità contenute nel riassetto organizzativo del corpo  deliberato a fine 2015 dalla Giunta dell’Unione e nessuna garanzia di miglioramento delle condizioni di lavoro: “abbiamo chiesto a più riprese maggiori tutele e una più equa distribuzione dei carichi di lavoro ma nessuna delle nostre richieste è stata accolta. Il maquillage col quale è stata ritoccata la riorganizzazione, giusto per darci un contentino, non è altro che fumo negli occhi: nulla è stato concretamente fatto per garantire la sicurezza degli agenti e, di conseguenza, quella dei cittadini”. A far storcere il naso ai sindacati è anche la creazione prevista dalla riorganizzazione di pattuglie miste, formate cioè da agenti provenienti dai vari presidi territoriali ai quali è stata richiesta una maggiore mobilità nei quattro comuni dell’Unione (Carpi, Novi, Soliera  e Campogalliano): un territorio di circa 270 chilometri quadrati, con una popolazione di circa 105.000 abitanti. Nulla di improponibile certo ma “il problema – chiarisce Coratella – non è il dover prestare servizio su un territorio più o meno ampio bensì la totale mancanza di un obiettivo sul medio e lungo periodo. Troppe le incognite sul futuro. In base a quali criteri funzionerà la rotazione del personale esterno e interno? Come verrà garantita l’imparzialità della rotazione che interesserà solo alcuni operatori per l’anno corrente? E in futuro cosa accadrà? Anziché creare un maggiore spirito di corpo, questo riassetto rischia di fomentare attriti interni e incancrenire situazioni complesse e annose causate dalla cronica mancanza di personale, dal blocco dei contratti e la conseguente erosione degli stipendi e da carichi di lavoro sempre più pressanti”. La società è mutata e la cittadinanza chiede agli organi competenti un presidio sempre maggiore del territorio: “noi siamo pronti a fare la nostra parte e a tutelare l’ordine pubblico. Siamo lieti di svolgere il nostro servizio e desideriamo contribuire al miglioramento della qualità di vita dei nostri comuni ma per farlo occorre un’organizzazione lungimirante. Siamo persone non cose – conclude Coratella – e meritiamo di essere ascoltati e tutelati”. Gli agenti di Polizia Municipale – in servizio ogni giorno dalle 7,25 all’1,25 – sono chiamati a dare man forte alle altre Forze dell’Ordine nel controllo del territorio, a dirimere litigi e battibecchi tra vicini sempre più incattiviti e a fronteggiare frequenti episodi di degrado urbano… A fronte di una società mutata e imbruttita dalla crisi, anche il corpo di polizia locale deve cambiare senza però trascurare la centralità degli individui. Uomini e donne che, per 1.250 euro al mese, cercano di fare onestamente il proprio lavoro.
Jessica Bianchi

 

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