“La mia famiglia a Friburgo”

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Mettersi in gioco. Raccogliere la sfida di partire e farcela. Da sola. Misurarsi con le proprie forze. Anche la 22enne carpigiana Lucia Senatore, al terzo anno della Facoltà di Giurisprudenza a Modena, ha deciso di mettersi alla prova partecipando al programma europeo Erasmus. Un’esperienza formativa importante: un banco di prova capace di rafforzare motivazioni, stimolare interessi e nuove consapevolezze e far nascere amicizie.
Lucia cosa ti ha spinta ad aderire al programma?
“Fino a febbraio dell’anno scorso non avevo mai preso seriamente in considerazione la possibilità di partire con il programma Erasmus. Oltre al fattore economico, mi preoccupava il fatto di rimanere indietro con gli esami e non volevo aggiungere un sesto anno al mio già lungo percorso di studi. Poi però, dopo aver partecipato all’incontro di presentazione del programma, ho pensato che se non partivo quest’anno non lo avrei più fatto e, forse, avrei perso un’occasione. La possibilità di migliorare una seconda lingua, visto che ormai l’inglese pare non essere più sufficiente, di poter vedere di persona come si preparano altri studenti di legge, in particolare quelli tedeschi che hanno un approccio molto più pratico alla materia e, naturalmente, di conoscere nuove persone, sono stati elementi fondamentali”.
Hai optato per Friburgo in Germania. Perché?
“La Germania è stata la mia scelta perché avevo già fatto studi di lingua tedesca (ndr Lucia è diplomata al Liceo scientifico bilingue Fanti di Carpi) e, in particolare, tra le varie opzioni, ho pensato a Friburgo perché forniva oltre a corsi in tedesco anche alcuni in inglese e ciò mi offriva la possibilità di migliorarmi su entrambi i fronti. Inoltre avevo pensato che se mi fossero andati male gli esami in tedesco potevo puntare sugli altri. Si è rivelata una scelta felice poiché Friburgo è una città a misura di studente: moltissimi punti di ritrovo, iniziative diverse ogni settimana e tempo quasi sempre soleggiato, che per chi è abituato a una costante nebbia in inverno è un elemento da non sottovalutare”.
Cosa ti è rimasto maggiormente nel cuore di questa esperienza?
“Di questa esperienza devo ancora tirare le somme, anche se sono tornata veramente entusiasta, credo che potrò dire cosa mi è rimasto davvero e se mi ha cambiata, solamente tra un po’ di tempo.  In parte penso dipenderà dai rapporti di amicizia che riuscirò a mantenere nonostante la distanza e il tempo e, ancora, se riuscirò ad affrontare situazioni difficili (o anche i prossimi esami) con maggiore tranquillità, memore del fatto che se ci sono riuscita in un’altra lingua devo farcela anche qui”.
La consiglieresti ai tuo coetanei?
“Sicuramente adesso quando sentirò notizie riguardanti Germania, Francia, Grecia, e così via, mi verrà spontaneo pensare a come stanno le persone che ho conosciuto in Erasmus, a come le decisioni dell’Unione Europea e dei loro governi possano influenzare le loro vite. Non credo identificherò più uno Stato solo con il suo più alto rappresentante, ma anche con le persone che ho conosciuto. Ci siamo infatti trovati nello stesso tempo soli e in un Paese straniero, non ci siamo scelti, come potremmo fare a casa, abbiamo avuto la pazienza di conoscerci, di capirci e proprio per questo siamo diventati una piccola, grande famiglia. Questo è senz’altro uno dei motivi principali per cui consiglierei di partire, il fatto di tornare e poter dire di aver iniziato a comprendere cosa significa essere uniti “nella diversità”. Forse non ne avrebbero bisogno solo gli studenti… Anche a livello didattico penso che vedere come si preparano i nostri coetanei in altri Paesi sia molto utile e dimostri quanto il nostro sistema sia perfettibile. In molti altri stati europei gli studenti accedono all’università già a 18 anni, inoltre il percorso per prendere la laurea in legge è di quattro anni, e questo fa sì che gli studenti italiani partano già con uno svantaggio. Il modello tedesco poi è molto più incentrato sulla pratica, i ragazzi già dal primo anno imparano a risolvere casi giudiziari e a sostenere per iscritto le proprie posizioni, a discapito però della preparazione teorica. Dall’altra parte in Italia si cura molto di più quest’ultimo aspetto e l’esposizione orale. La scelta migliore sarebbe imparare gli uni dagli altri fondendo gli elementi dei due sistemi. Inoltre, anche dal punto di vista lavorativo, indagini, ricerche e statistiche consigliano di mettere nel cassetto un’esperienza di questo tipo”.
Cosa vorresti fare da grande e dove immagini il tuo futuro?
“Vorrei intraprendere la strada della Magistratura, ma non posso non pensare alla possibilità, un giorno, di poter lavorare magari in una corte o in un contesto internazionale”.
Jessica Bianchi

 

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