Ambasciatori in Giappone

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Non sarà facile riportare l’esperienza del Jamboree raccontandola agli amici del reparto e agli scout della Zona di Carpi ma i cinque ragazzi carpigiani accompagnati dalla capo reparto Anna Obici e dall’assistente ecclesiastico don Antonio Dotti hanno partecipato alla meravigliosa avventura in Giappone come rappresentanti di tutti gli scout di Carpi. Ogni quattro anni, dal 1920, viene organizzato questo evento di fraternità internazionale: dal 28 luglio all’8 agosto quarantamila scout di 147 nazioni, di cui mille italiani, si sono accampati a Kirara-hama a sud di Tokyo.
Gli occhi di Francesco Pettenati, Chiara Zanoli, Emanuele Bonfiglioli, Rebecca Garofalo e Anna Ballestrazzi ancora brillano perché l’emozione non si è esaurita anzi, questi quindicenni sono un fiume di parole e Anna cerca invano di arginarli mettendo ordine ai loro racconti. “Ci davamo tutti il cinque, non abbiamo mai dato tanti cinque in vita nostra e l’atmosfera del campo era magica: si respirava uno spirito di grande fraternità e tutti si salutavano. Abbiamo visto russi, americani e palestinesi seduti allo stesso tavolo per parlare e ridere insieme. Nel giorno del Cultural Day, quando ogni Paese ha presentato i cibi tipici, siamo stati presi d’assalto per le nostre tigelle con la nutella e… che emozione quando abbiamo rinnovato la promessa scout, ognuno nella sua lingua, guardandoci negli occhi e sapendo di pronunciare le stesse parole”.
Gli scout italiani si sono calati nella cultura giapponese vivendo i primi due giorni ospitati presso famiglie giapponesi che si sono prodigate in ogni modo per loro “con un atteggiamento riservato e rispettoso – racconta Anna – ma pieno di disponibilità”, giusto per avere un assaggio di questo Paese così distante dall’Italia.
Poi, dopo i due giorni di home hospitality, ha preso il via il campo. “Eravamo circondati da Messico, Sudafrica, Svezia e Russia ma abbiamo legato in modo particolare col Belgio” sorridono i ragazzi che si sono ritrovati subito coinvolti nelle attività quotidiane: nella giornata GDV (Global Development Village) hanno partecipato a una serie di giochi per sviluppare riflessioni sulle problematiche mondiali come la fame, la siccità, le guerre; il modulo sulla Community prevedeva l’uscita dal campo per un nuovo contatto con i giapponesi e i ragazzi si sono prodigati, tra le altre cose, a pulire una spiaggia; la visita a Hiroshima nel 70esimo anniversario della tragedia; le cerimonie ufficiali a cui hanno partecipato le più alte cariche giapponesi, persino il principe del Giappone, e dove si è ballato al suono della musica tradizionale. I ragazzi continuano a ricordare tutto quel che hanno vissuto al Jamboree e ormai parlano tra loro a ruota libera senza più preoccuparsi della presenza di chi è lì per intervistarli. Basteranno power point, foto e video per raccontare ai loro amici rimasti a casa lo spirito del Jamboree? “Purtroppo ci rendiamo conto che è impossibile restituire ciò che abbiamo ricevuto. La cosa più importante che possiamo fare è trasmettere la cosa più importante che abbiamo sperimentato, la volontà di partecipare al cambiamento. Ed esserne testimoni”.
Sara Gelli

 

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