Nonni molesti: e a Carpi?

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Tra moglie e marito è consigliabile, come recita l’adagio, non mettere il dito. Pare però che altrettanta cautela si debba avere anche tra genitori e figli, almeno a giudicare dalla sentenza di condanna che il Tribunale di Modena ha recentemente inflitto a una coppia di nonni sassolesi, accusati di essere troppo invadenti nei confronti della figlia. Motivo del contendere, divergenze nell’educazione della nipote. Tra gli episodi al centro del processo, il presunto tentativo da parte del nonno settantenne di manomettere la macchina della figlia per impedirle di andare a prendere la bambina, le insistenze dei nonni nel voler vedere la nipotina all’asilo il giorno del terremoto, i pedinamenti dei camion dei traslochi quando la figlia decise di trasferirsi nel reggiano, addirittura la richiesta da parte dei nonni della revoca della patria potestà. Sebbene si tratti di un episodio estremo, il caso dei ‘nonni molesti’ mette in luce una più comune realtà, ovvero che i rapporti tra le generazioni possono rivelarsi più complessi e delicati di quanto non sembri. Non c’è certamente bisogno di arrivare a una condanna giudiziaria per venire a conoscenza di episodi di tensione familiare tra nonni e genitori, tensioni legate all’educazione dei bambini e, spesso, alla quantità di tempo da trascorrere con loro.
Per non parlare poi della proverbiale difficoltà di relazione tra suocera e nuora, che rischia di raggiungere il parossismo allorquando si debba stabilire cosa è bene per i pargoli. Pare però che i nonni carpigiani sprizzino buon senso da tutti i pori, almeno stando a quanto dichiarano gli intervistati. Come Alda, che sembra dubitare della presunta saggezza che l’età veneranda dovrebbe portare con sé: “noi anziani dobbiamo farci i fatti nostri, perché dopo un po’ rischiamo seriamente di rimbambirci e  pretendere di sapere le cose meglio degli altri, quando invece ci farebbe bene ascoltare qualche consiglio in più”. O Metella che sottolinea come occorra prima di tutto discrezione: “non si dovrebbe mai metter becco nelle scelte di una famiglia, a meno che non si verifichino casi gravissimi. Ogni nucleo familiare ha la propria routine, costruita con anni di pazienza e sulla base di esigenze personali concordate con equilibri a volte delicati, quindi non ci si può attribuire il ruolo di giudice e sindacare le abitudini dei nostri figli, anche quando non le approviamo. Una volta che le persone diventano adulte ed escono dalla casa dei genitori per formarsi una propria famiglia, è giusto che siano indipendenti. Naturalmente noi nonni ci siamo sempre nel momento del bisogno, per dare una mano, perché non si può negare che poter passare del tempo con i nipoti sia una delle soddisfazioni maggiori della vecchiaia”. Concorda anche Emer che però invita a non dimenticarsi come senza di loro la vita delle coppie sarebbe ben più complessa e onerosa. “Quanti genitori sarebbero in difficoltà se non avessero i nonni che vanno a prendere i bambini a scuola o li portano a nuoto, calcio, danza, pallavolo, scout e chi più ne ha, più ne metta? Certo, aiutare i nostri figli a badare ai nipoti dev’essere un piacere, non un’imposizione e dunque non bisogna mai commettere l’errore di rinfacciare il tempo e l’aiuto che si sono donati spontaneamente. Ogni nonno è stato un genitore a sua volta e non dovrebbe dimenticarlo”. Un invito alla misura arriva infine da Giulio: “occorre equilibrio, come in tutte le cose. Per com’è concepita la società al giorno d’oggi, le coppie, soprattutto se giovani, hanno sempre meno tempo, prese come sono tra mille impegni di ogni tipo, ed è proprio in questo frangente che i nonni possono rivelarsi molto utili per dare una mano nell’accudimento dei nipoti. Senza dimenticarsi mai da un lato che la responsabilità primaria spetta al papà e alla mamma e dall’altro che non possiamo essere considerati solo come dei baby sitter. Se poi c’è qualche divergenza, il modo migliore per appianarla è al pranzo della domenica, davanti a  un bel piatto di cappelletti”.
Marcello Marchesini
 

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