Tavolo adolescenza: esclusi i genitori

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Sta prendendo forma il Tavolo Territoriale per l’Adolescenza di Carpi, ma per ora non è previsto il coinvolgimento delle famiglie. L’idea è quella di costruire “un luogo di confronto – spiega un comunicato stampa del Comune di Carpi – tra scuola (Istituti comprensivi e secondari di secondo grado), studenti, assessorati a Politiche giovanili e Cultura, Sociale-sanità, Sicurezza, l’associazionismo che svolge un ruolo educativo significativo sul territorio, realtà sportive, Pastorale giovanile, Arci… Il tutto con un taglio a 360° nell’approccio alla realtà adolescenziale e giovanile: occorre partire dal guardare i giovani come a una risorsa, in grado di promuovere benessere per sé e per la comunità, già nel presente. La fascia di età di cui si andrà a occupare il Tavolo va dagli 11 ai 19 anni di età, con un’attenzione anche ai giovani fino a 25 anni”. Con tutto quel che fanno/non fanno certi genitori nel crescere i loro figli, balza all’occhio l’assenza delle famiglie, anche in considerazione del fatto che si sta parlando di minorenni. La fascia d’età della prima infanzia catalizza l’attenzione, sull’adolescenza non si è mai investito altrettanto. Eppure… Bimbi piccoli, problemi piccoli. Bimbi grandi, problemi grandi… e basta guardarsi intorno per capire che i genitori devono affrontare questioni sempre più complesse senza più poter nemmeno contare sul controllo sociale di una comunità che oggi spesso si volta dall’altra parte oppure non è in grado di dare l’esempio. Spesso i genitori non riescono a trovare un confronto proficuo con la Scuola e non tutti gli ambienti sportivi mostrano la stessa attenzione. Delle famiglie comunque non si può fare a meno parlando di adolescenza. A precisa richiesta dall’assessorato hanno replicato che a Carpi non ci sono rappresentanze strutturate di genitori tipo Age o CGD di Modena, dunque non siedono al Tavolo: a settembre si verificherà se e come inserire anche questa parte… Le rappresentanze strutturate ci paiono un tantino sorpassate: è mai possibile che dentro le quattro mura degli uffici comunali non riescano a costituire un pool di genitori volenterosi oppure una rete di contatti?
Sara Gelli

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