“Hanno salvato la mia bambina”

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“Si raccontano sempre e solo storie di malasanità; io, al contrario, vorrei testimoniarne un’altra”. Esordisce così Daniela Capiluppi quando la incontro. Accanto ha sua figlia Giulia, oggi 10 anni: una bimba bellissima, sorridente, che fa danza classica e hip hop e adora i Dear Jack. Ma la sua vita è partita decisamente in salita: è nata senza un rene, tecnicamente lo chiamano “errore di costruzione”, non aveva nemmeno i condotti per il secondo rene. Vivere con un rene solo è possibile, quello attivo, in genere, diventa più grande e lavora un po’ più della norma, quindi prima della sua nascita non c’erano particolari timori, tanto che la bimba è nata a termine pesando ben 4 chili. Giulia però manifesta immediatamente una grave insufficienza renale: la sua vita è in pericolo. L’ospedale di Carpi chiama tempestivamente il Policlinico e, a sirene spiegate, Giulia viene trasferita a Modena, in Neonatologia. A soli tre giorni di vita, la bimba subisce un intervento chirurgico di tre ore eseguito in precedenza solo un’altra volta in Italia su un neonato, ma non sembrano esserci alternative. A operarla è il dottor Pierluigi Ceccarelli: “è lui ad averle salvato la vita. L’intervento  – racconta Daniela – era difficile e complesso, non tutti lo avrebbero tentato, ma è perfettamente riuscito. Una cosa che mi colpì moltissimo fu vedere il dottore in jeans nel suo giorno libero, di domenica, in ospedale, solo per sincerarsi che Giulia stesse bene. Ho trovato grande aiuto e conforto in quel reparto: tutti si fanno in quattro per essere vicini ai genitori dei neonati. E’ difficile spiegare la situazione emotiva di una mamma piena di aspettative per la nuova vita arrivata, che ha già colorato le pareti della cameretta arredandola col lettino e i pupazzetti e si ritrova all’improvviso di fianco a un’incubatrice, vedendo la propria piccolina attaccata a tanti tubicini senza poterla prendere in braccio. Eravamo tante in quella situazione ed è impossibile descrivere il mondo parallelo di quei reparti ma ho incontrato medici e infermieri che erano dei veri e propri angeli”. Daniela in quel periodo perde il lavoro: la vicinanza alla piccola la costringe a molte assenze e non riesce più a garantire otto ore al giorno perché Giulia – che nel frattempo subisce un secondo intervento chirurgico – fino ai tre anni necessita di controlli mensili e aiuto nelle attività quotidiane. “Fu un periodo difficile, ma ho avuto un marito sempre presente, una cosa non scontata perché proprio in quei reparti, davanti a tanto dolore, le coppie possono entrare in crisi. Anche per questo servono aiuto, sostegno e vicinanza a partire proprio dal personale ospedaliero e a Modena questo c’è. Una storia tragica come quella di Nicole, la neonata morta qualche settimana fa in Sicilia perché non c’era posto in Rianimazione, è giusto conoscerla per poter prevenire casi del genere in futuro, ma credo sia giusto raccontare anche una storia che possa rassicurare tante mamme e papà: Giulia è viva grazie a un caso di buona sanità”.
Clarissa Martinelli
 

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