In Francia per lavoro e per amore

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Un viaggio che cambia la vita. E’ ciò che è accaduto alla 26enne carpigiana Alessandra Rampon: dopo aver studiato in Finlandia per sei mesi con il programma Erasmus, ha deciso di trasferirsi in Francia, per studio e per amore.
Alessandra come sei finita dalla Finlandia alla Francia?
“Stavo ancora frequentando la laurea triennale in Economia dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale a Parma quando ho deciso di partecipare al progetto Erasmus. Sono quindi partita alla volta della cittadina finlandese di Rauma, e qui ho conosciuto molti ragazzi francesi tra cui Julien, che sarebbe diventato il mio ragazzo. Avevo sempre sognato di continuare i miei studi all’estero, e così, dopo essermi laureata, animata anche dal desiderio di rivedere Julien, ho deciso di andare a vivere in Francia”.
Come è iniziata la tua avventura francese?
“Inizialmente ho deciso di raggiungere Julien a Rennes, in Bretagna, dove stava finendo la scuola di commercio. Lì ho trascorso sette mesi lavorando come cameriera in una pizzeria e ho potuto imparare molto bene il francese, superando anche l’esame Dalf (il certificato per la lingua francese) con degli ottimi voti. In effetti, non avrei potuto esprimermi al meglio all’università senza aver prima imparato bene la lingua. Dopo questa parentesi bretone, io e Julien siamo partiti per Parigi: lui per uno stage e io per iscrivermi all’università. A settembre 2012 ho cominciato quindi l’Università Paris XII, dove ho scelto un corso di laurea specialistica in Azione Umanitaria e Ong, che mi avrebbe permesso di approfondire i temi delle azioni d’emergenza e di gestione delle Onlus. Grazie a questa specialistica, ho potuto fare tre stage diversi in due anni: un’ottima occasione per arricchire il mio curriculum e capire quale lavoro esattamente avrei voluto fare una volta terminata l’università”.
Come si svolge la tua vita lì?
“La vita a Parigi é bella ma molto costosa! Credo che per questa e altre ragioni la capitale francese non sia proprio una città a misura di giovani come altre città europee tra cui Barcellona. E’ una città che si lascia scoprire pian piano ma, che una volta scoperta, non si vorrebbe più lasciare. Come in tutte le metropoli, la diversità tra i quartieri, la vasta proposta di mostre, concerti, eventi culturali, ristoranti e bar, fanno sì che non ci si annoi mai. Io e Julien viviamo nel 19esimo arrondissement di fianco al canale della Villette, nel nord della città. Amo questo quartiere: è  popolare senza essere pericoloso, non è invaso dai turisti e il canale è uno dei posti che preferisco di Parigi”.
Studiare in Francia e in Italia. Quali differenze hai riscontrato?
“Anche se ai francesi piace molto lamentarsi, credo che abbiano un’offerta formativa interessante e, in generale, un metodo di insegnamento  più efficace rispetto a quello italiano. In generale, c’è un approccio più pratico nello studio che si basa molto su lavori di gruppo e stage. In particolare, qui gli stage sono più istituzionalizzati: tutte le imprese e le associazioni funzionano con un gran numero di stagisti che, per legge, devono essere pagati almeno 430 euro (poco, ma meglio di niente)”. 
L’esperienza più bella e significativa vissuta finora?
“E’ stato sicuramente lo stage che ho fatto presso l’Ong Emmaüs Internazionale. Il movimento Emmaüs è nato in Francia dopo la Seconda Guerra Mondiale per correre in aiuto delle persone che si erano ritrovate senza una casa. Adesso ci sono i senzatetto, ma il principio, oggi come ieri, è sempre lo stesso: dare a queste persone un posto dove vivere e un’occupazione, nello specifico quella dei compagnons, ovvero coloro che si occupano di vendere oggetti dismessi donati dalla gente vivendo grazie al ricavato ottenuto. Oggi esistono più di 330 gruppi Emmaüs nel mondo. Lavorare per loro mi ha fatto sentire parte attiva di un progetto solidale, in quanto anche se ero in una grande struttura e, quindi, non a contatto diretto con i compagnons, potevo comunque constatare i risultati del mio operato. Questa esperienza mi ha dato molta speranza. Prima temevo che lavorare nella cooperazione mi avrebbe fatto scendere a compromessi con i miei principi e valori,  ma il mio incontro con Emmaüs mi ha fatto capire che in realtà la soluzioni perché questo non accada esistono”.
Tornerai in Italia o ti piacerebbe trasferirti a vivere definitivamente?
“Non credo tornerò in Italia o almeno non subito. Sto bene qui e per ora vorrei restarci. Sicuramente non sarà per sempre: prossimamente farò un’esperienza in un altro Paese, ma sempre con Julien”.
Progetti per il futuro?
“Voglio continuare a dedicare la mia vita ad aiutare gli altri. Ho appena terminato uno stage alla Croce Rossa francese e adesso sto cercando un’altra occupazione. Vorrei lavorare sui progetti di cooperazione (sviluppo o emergenze) in una medio-grande Ong. Questa è un’altra ragione per la quale voglio rimanere in Francia: qui ci sono più opportunità rispetto all’Italia per lavorare in questo ambito. Sono molto interessata anche alle questioni ambientali, allo sviluppo sostenibile e all’ecologia e spero di trovare un impiego che mi permetta di combinare tutti questi aspetti”.
Chiara Sorrentino
 

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