“Ho scelto il Canada”

0
483

“Volendo vivere, lavorare e crescere i nostri figli in un Paese di lingua inglese, qual è quello ideale?”. Dopo aver considerato aspetti positivi e negativi di alcune soluzioni, hanno scelto il Canada. Carpigiana, 34 anni, Ilaria Rubbini vive e lavora all’estero dal 2007 ma, sin dall’Università, a un periodo fuori casa non ha mai rinunciato, approfittando delle vacanze e cercandosi lavori occasionali in Germania, Irlanda e America. Dopo la Laurea in Economia dei Mercati Finanziari all’Università Bocconi di Milano si è trasferita in Olanda, dove ha conosciuto Sebastian, olandese, collega alla Deloitte e ad Amsterdam Ilaria ha vissuto e lavorato come consulente aziendale fino a quando non ha deciso di accettare la proposta della Banca Europea degli Investimenti di Lussemburgo, l’organismo che sostiene progetti nei paesi dell’Unione Europea (“anche sul territorio modenese – riferisce Ilaria –  dove sono state finanziate iniziative aziendali di ricerca e sviluppo nei settori biomedicale e meccanico”). La vita di Ilaria è stata scandita dalle scelte consapevoli e allo stesso tempo coraggiose. Determinanti quelle del 2014: “a febbraio ci siamo sposati in Olanda e, dopo aver deciso di metter su famiglia è arrivata l’offerta del Canada dove Sebastian aveva cercato lavoro. Ad aprile si è trasferito a Toronto. Io ho continuato a lavorare a Lussemburgo e l’ho raggiunto a luglio, alla ventottesima settimana di gravidanza. Due mesi dopo è nata Livia”.
Mai un accenno alle preoccupazioni che potrebbero animare una scelta di mobilità professionale continua: “ho sempre trovato lavoro con facilità e  sono serena. Non ho fatto a cuor leggero la scelta di lasciare Lussemburgo ma lo spirito è un po’ quello degli olandesi, popolo di grandi navigatori. Nella vita bisogna rimboccarsi le maniche, non abbiamo mai pensato che ci fosse dovuto qualcosa”.
Per poter entrare nel secondo Paese più vasto della terra, bisogna però avere un lavoro:  per questo Sebastian si è trasferito cogliendo un’opportunità professionale e ha successivamente chiesto il ricongiungimento familiare per la moglie. Così il Canada tiene sotto controllo l’immigrazione.  Perché emigrare nel Paese degli aceri? “La scelta è ricaduta sul Canada paese di lingua inglese, immerso nella natura e con centri urbani moderni e dinamici. Toronto si è rivelata la città che cercavamo: verde e culturalmente aperta come New York ma senza che il fenomeno migratorio (il Canada ha accolto tante persone che cercavano asilo politico) abbia dato origine a una stratificazione classista: tutti sono trattati allo stesso modo. In Olanda si scontano ancora certi stereotipi che discriminano gli stranieri, così come nel resto d’Europa. In Canada è diverso: con mio marito lavorano un cinese, un coreano e un sudafricano e ci hanno raccontato che i loro figli a scuola non sono trattati diversamente.  Tanti stranieri come noi sono appena arrivati, altri appartengono alla seconda e terza generazione: questo è un Paese giovane cresciuto sulla spinta dell’immigrazione.
Quando guardiamo Livia che è canadese, figlia di un olandese e di un’ italiana, assistita alla nascita da una dottoressa di religione ebraica e da una musulmana insieme a un’infermiera ungherese, riflettiamo sul fatto che ciò che le darà forza non sarà il senso di appartenenza ma la sua capacità di interazione”.
Presto Ilaria, insieme a Livia, rientrerà a Toronto, “adesso ci sono -20° ma spero di trovare un accenno di primavera”. E conclude l’intervista con un invito: “io incoraggio le persone a viaggiare per conoscere aspetti positivi e negativi di ogni realtà. Con una mentalità più critica si può migliorare quello che si ha. A furia di lamentarsi, la gente oggi non riconosce nemmeno più le potenzialità che ha, eppure all’estero apprezzano le eccellenze italiane e quelle emiliane in particolare”.
Sara Gelli
 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here