Quando l’Italia era dei No Metro

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Prosegue con successo il ciclo di incontri Ne vale la pena che, lo scorso 5 dicembre, ha ospitato il carpigiano doc Emanuele Lugli, 34 anni, oggi docente universitario di Storia dell’Arte all’Università di York, con un curriculum costellato di successi accademici e il nuovo progetto nella manica: il libro Unità di misura. Breve storia del metro in Italia edito dal Mulino.
Un racconto che ha preso vita durante la cavalcata narrativa di Lugli, in un venerdì sera strappato al divano e alla pigrizia, con una platea rapita dall’enfasi della storia, apparentemente strana e banale, ma quanto mai avvincente e moderna. L’intervista, condotta dal giornalista di Radio Bruno, Pierluigi Senatore, ha ripercorso le vicende e le curiosità di un’Italia divisa non solo geograficamente ma anche culturalmente, quella della fine dell’800, quando l’introduzione del sistema metrico decimale in Italia rappresentò una rivoluzione che abbracciava tutti i campi del sapere.
Non tutti, anzi, nessuno sa, perché in nessun libro di testo se ne parla, che l’unificazione d’Italia passò anche attraverso un sistema di misurazione a base dieci, imposto a livello internazionale e frutto di calcoli, con errori grossolani, di un gruppo di scienziati francesi che volevano cambiare il mondo. Gli italiani dovettero tornare a scuola, con non poca fatica, se non addirittura andarci per la prima volta, eravamo un popolo analfabeta, senza un’unica lingua, ma pieno di dialetti e sistemi di misurazione locali.
Ma come si insegna a chi non sa nemmeno leggere?
“Il colpo di genio del neo stato italiano fu quello di supplicare i preti affinché  tenessero le lezioni in canonica – ha raccontato Emanuele Lugli – e di ricordare dell’esistenza delle lezioni durante le prediche. Loro dopotutto sanno leggere. E vengono ascoltati. E, magari, puoi anche chiedere loro di far uso di centimetri e decimetri nel catechismo, così i bambini si abituano fin da subito. Il che è esattamente ciò che spiegava don Bosco, dopo essere stato convinto da Cavour. In tre mesi tutti finirono per misurare nello stesso modo. Ed è questa la prima, primissima caratteristica che li ha fatti diventare italiani”.
La sconfitta dei No metro, coloro che Pierluigi Senatore ha soprannominato contrari all’introduzione del sistema metrico, ovvero il 99,9% della popolazione, porta sì una perdita di potere ad alcune categorie ma favorisce il cambiamento  inarrestabile in atto: stavano nascendo gli italiani che per l’Italia mutarono usi e costumi con uno scarto psicologico ineguagliabile.
Elisa  Anderlini
 

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