Diciamo stop alla tortura!

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“Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni  crudeli, disumani e degradanti”.
Dichiarazione universale dei diritti umani, articolo 5.

 

Universalmente bandita, universalmente praticata: la tortura, secondo l’ultimo rapporto annuale di Amnesty International, è una barbarie perpetrata in oltre 100 paesi. Nonostante una convenzione delle Nazioni Unite vieti, nero su bianco, la tortura, purtroppo, in molti casi, questo trattato internazionale resta lettera morta. Per fermare le violazioni dei diritti umani infatti, non basta che i parlamenti, compreso quello italiano, lo abbiano ratificato, se poi le sue disposizioni non vengono attuate, introducendo il reato di tortura nel proprio codice penale. Un vuoto legislativo che esige di essere colmato. Piccolo ma agguerrito, il gruppo carpigiano di Amnesty International prosegue la sua attività di sensibilizzazione a difesa di diritti umani, troppo spesso, soprattutto in questi tempi difficili, calpestati, nel disinteresse generale.
“L’articolo 3 della Convenzione di Ginevra – ci spiegano Raffaella PietriPaola Goldoni Rossella Damiano – stabilisce che rimangono vietate, in ogni tempo e luogo, le violenze contro la vita e l’integrità corporale, specialmente l’assassinio in tutte le sue forme, le mutilazioni, i trattamenti crudeli, le torture, i supplizi e gli oltraggi alla dignità personale. In Italia si parla, genericamente, di maltrattamento: è giunto il tempo di puntualizzare il reato di tortura. Per mettere così all’angolo, non più protetto e impunito, chi la pratica. Per dire una volta per tutte, stop alla tortura”. L’introduzione di tale reato è fondamentale per tentare di evitare il ripetersi di fatti gravissimi: “pensiamo ad esempio alle violenze perpetrate dalle forze di Polizia durante il G8 di Genova nel 2001 o, ancora, alle morti sospette avvenute nelle carceri e nelle caserme”, così sostiene Amnesty Carpi. Impossibile dimenticare i nomi e i volti dei giovani Federico Aldrovandi e di Stefano Cucchi, morti in circostanze oscure dopo l’arresto. Casi emblematici che grazie allo sforzo delle famiglie sono arrivati nelle aule di tribunale. Ma per poche storie che hanno conquistato le prime pagine dei quotidiani, ve ne sono molte altre che l’opinione pubblica ha ignorato.
“Amnesty non molla e continua a puntare il dito su questo tema. Tutti noi possiamo fare la nostra parte per tentare di mettere la parola fine alle barbarie, che avvengono purtroppo anche in Italia. Basta una firma.  A 30 anni dalla storica adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, Amnesty International invita tutti a firmare on line (sul sito www.amnesty.it) l’appello a introdurre nel codice penale del nostro Paese il reato di tortura. Chi non avesse i mezzi o la possibilità di accedere alla Rete, potrà firmare fisicamente la petizione, mercoledì 12 novembre, alle 21, presso la Sala Congressi di viale Peruzzi, dove la sezione carpigiana dell’associazione, in occasione delle proiezioni organizzate da Avventure nel Mondo, sarà presente con un banchetto.  “Solo attraverso la cultura si può crescere ed evolvere” conclude Raffaella Pietri. Far sì che anche in Italia la tortura venga riconosciuta in quanto tale è un atto dovuto.
Jessica Bianchi
 

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