Quale futuro per la Stroke Unit?

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Un ospedale non più strutturato come da tradizione in Reparti o Unità operative in base alla patologia e alla disciplina medica per la sua cura, ma organizzato in aree, chiamate “piattaforme logistiche di ricovero”, che aggregano i pazienti in base alla maggiore o minore gravità del caso e al conseguente minore o maggiore livello di complessità assistenziale. E’ questo il “nuovo” modello di ospedale che si sta realizzando anche in Emilia-Romagna per coniugare, spiega l’Azienda Usl di Modena, “sicurezza, efficienza, efficacia ed economicità dell’assistenza mettendo al centro il paziente e il livello del suo bisogno di assistenza. L’ospedale per intensità di cura assicura la più completa integrazione delle diverse competenze professionali necessarie per trattare le diverse patologie di pazienti”. Dall’inizio del mese di novembre l’ospedale di Sassuolo ha adottato il modello per intensità di cura, assetto organizzativo che, ha sottolineato il direttore generale dell’Azienda Usl di Modena, Mariella Martini, verrà progressivamente “promosso in tutti i nostri ospedali”. Qualora il Ramazzini di Carpi subisse la medesima sorte, per la Stroke Unit si potrebbe profilare un orizzonte a tinte tutt’altro che rosee.  “Anche dai dati messi a disposizione dalla Regione – spiega il dottor Gabriele Greco, primario dell’Unità operativa di Neurologia dell’Ospedale di Carpi – si evince come la Stroke Unit sia la principale, nonché miglior cura, di ogni tipo di ictus: emorragico e ischemico, grave e non grave, in pazienti giovani e anziani. Un dato su tutti vorrei sottolineare con forza, poiché clamoroso ed emblematico: il ricovero all’interno di un’unità dedicata come la Stroke Unit rispetto ad altri reparti ha fatto registrare un risparmio, in termini di mortalità a sei mesi dall’ictus, pari al 19%”. La mortalità a 30 giorni dei pazienti curati in Stroke Unit a Baggiovara e a Carpi è del 6,9%, mentre schizza al 15,6% per coloro che non vi sono passati. Questo prezioso approccio terapico però rischia ora di saltare. Storia già vista, in città, basti pensare alla trombolisi (“pratica – prosegue Greco – applicabile solo al 5/10% degli ictus ischemici”).
“La nostra speranza è che l’azienda sanitaria decida di mantenere immutate le condizioni della Stroke, unità che, peraltro, funziona molto bene. Come ospedale abbiamo redatto un progetto, presentato da tempo all’azienda: dovrebbe consentire, anche in un’ipotesi di organizzazione per intensità di cure, di conservare la Stroke con tutte le sue peculiarità principali, ovvero quelle caratteristiche che garantiscono ai pazienti grandi miglioramenti.  La nostra proposta, per la quale non abbiamo ancora ricevuto risposta dalla direzione, prevede un allargamento di questa area monitorata, conservando nel suo ambito almeno 4 posti letto per pazienti colpiti da ictus, seguiti da personale dedicato, ovvero da infermieri competenti per questo tipo di patologie”. I numeri dell’ictus sono spaventosi: dei 6.992 ictus registrati dall’Agenzia Sanitaria della Regione nel 2013, 1.500 si sono avuti in provincia di Modena e 280, tra ischemici ed emorragici, a Carpi. L’età media è di 77 anni, mentre il 2,4% dei casi riguarda individui compresi tra i 18 ai 44 anni. “Di questi 280 pazienti – continua il primario – il 90% è stato ricoverato in Stroke. L’unità dev’essere mantenuta e potenziata. L’associazione Alice continuerà a vigilare affinché i cambiamenti organizzativi in atto non ne compromettano del tutto l’attività”.
Jessica Bianchi
 

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