“E’ un’ingiustizia: mi sono licenziata perché stavo male”

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La crisi c’è e i suoi nefasti effetti sono sotto agli occhi di tutti. Le richieste di aiuto ai Comuni aumentano vertiginosamente e, anche a fronte del drastico calo dei trasferimenti statali, gli enti pubblici faticano sempre più a rispondere ai nuovi bisogni di una cittadinanza sempre più impoverita. In uno scenario drammatico, come quello attuale,  le risorse messe a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi rappresentano uno strumento fondamentale per sostenere i redditi delle famiglie residenti nei Comuni di Carpi, Novi di Modena e Soliera sempre più erosi dalle difficoltà economiche. Ben venga dunque l’ulteriore milione di euro stanziato per il 2014 da Palazzo Brusati  destinato al Bando Anticrisi (900mila euro) e al Fondo Antisfratti (100mila euro). Non tutti però sono riusciti a beneficiare di questo strumento.  “Ho presentato domanda per accedere ai fondi messi a disposizione dal Piano straordinario anticrisi ma è stata rigettata”. A raccontarci la sua storia è una concittadina alle prese con le difficoltà derivanti dalla crisi. “Nel luglio del 2012 – ci spiega – ho lavorato per sei giorni. Purtroppo, a causa delle difficili condizioni di lavoro, è sopraggiunto un problema di salute che mi impediva di svolgere le mie mansioni, costringendomi al licenziamento. E’ stata una scelta difficile: con la sola pensione di mio marito è dura tirare avanti anche perché abbiamo un mutuo al quale far fronte, ma il disturbo insorto non accennava a diminuire e così mi sono licenziata malgrado avessi bisogno di lavorare. Tra l’altro, l’azienda per la quale lavoravo mi aveva assunta per soli tre mesi”. Per accedere alle risorse messe a disposizione dal bando, almeno un componente della famiglia deve avere perduto la propria occupazione dopo il 31 dicembre 2010. “Le dimissioni volontarie non sono contemplate nel bando – prosegue la carpigiana – ma è un assurdità: io mi sono licenziata perché stavo male e ho presentato tutte le certificazioni attestanti il mio stato di salute. Se fossi stata bene avrei continuato a lavorare e non avrei avuto bisogno del Bando Anticrisi. In tanti siamo rimasti a bocca asciutta ingiustamente mentre altri che lavorano in nero, ma risultano inoccupati, beneficeranno dell’aiuto. E’ una vera ingiustizia. Qualcuno dovrebbe controllare meglio mentre certi cavilli, a fronte di prove evidenti, dovrebbero essere eliminati. Ogni caso è diverso e certe attenuanti dovrebbero essere prese in considerazione”. Certamente il Fondo Anticrisi non è la soluzione a un problema cha ha una portata ben più ampia, ma è comunque uno strumento prezioso per tamponare alcuni degli effetti più destabilizzanti di questo difficile periodo. Quest’anno su 1.300 domande presentate ne sono state accettate 1.024: è comprensibile il risentimento di chi ha visto sfumare la possibilità di tirare una boccata d’ossigeno. All’assessore alle Politiche Sociali, Daniela Depietri chiediamo come funzionano i controlli e, soprattutto, se non sono previste, in casi particolari, delle “deroghe” al regolamento del bando. “I controlli si basano sui documenti che riceviamo dal Centro per l’Impiego. Qualora vi siano delle situazioni poco chiare o incerte, incrociamo i dati ricevuti con quelli di aziende e sindacati per tentare di fare chiarezza. Nella stesura del bando abbiamo posto molti paletti relativi al lavoro, proprio perché vogliamo indirizzare le risorse a coloro che sono stati licenziati o hanno dovuto chiudere la propria attività a causa della crisi. Le dimissioni o i licenziamenti per giusta causa saranno ammessi solo in caso di ricorso alla Direzione Territoriale del lavoro”.
Jessica Bianchi
 

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