Vita dura per gli alberi di Carpi

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A Platanette, carpigiano autoproclamatosi difensore del verde pubblico non è passato inosservato l’editoriale di due settimane fa dal titolo Viali alberati a rischio? No alle maniere forti relativo agli interventi programmati in questi giorni dal Comune di Carpi sulle piante dei principali viali alberati (via Carlo Marx, Ugo da Carpi e Aldo Moro interna) e di alcune aree verdi. Sotto accusa le maniere forti spesso adottate dal Servizio verde cittadino e alcune potature alquanto discutibili… Platanette ci ha segnalato un intervento dell’agronomo milanese Andrea Bucci, esperto di potature e alberi in ambiente urbano, pubblicato sul forum  Salviamo il paesaggio – Difendiamo i territori, grazie al quale è possibile trovare risposta ad alcuni fondamentali quesiti: quali sono gli errori più frequenti nella cura del patrimonio arboreo? Perché le amministrazioni sono “ossessionate dalle potature”?  “Alla base c’è un errato approccio culturale – spiega Andrea Bucci – si pensa che più materiale legnoso si asporta dagli alberi più gli operatori hanno fatto un buon lavoro. E’ vero esattamente il contrario: la corretta potatura è quella che quasi non si vede, la cosiddetta rimonda. Si tratta dell’asportazione dei rami secchi e malati che non servono più all’albero (in larga parte collocati all’interno della chioma) e pericolosi per persone e cose soprattutto in occasione di nevicate e forti temporali. In alcuni casi, quando gli alberi sono eccessivamente vicini agli edifici oppure intralciano il transito di pedoni e autoveicoli, la rimonda può essere accompagnata da una leggera potatura di contenimento. Ma è bene ricordare come potature drastiche e, ancor di più, le capitozzature sono operazioni non supportate da alcun criterio tecnico-scientifico. Simili azioni causano un danno alle piante che traggono l’energia proprio dalle foglie, compromettono l’estetica di parchi, giardini e viali e, cosa non affatto secondaria, fanno spendere inutilmente denaro alle amministrazioni pubbliche. Le potature estreme non solo sono dannose perché obbligano le piante a utilizzare le risorse energetiche a loro disposizione (in quanto non dispongono più di una chioma capace tramite le foglie di produrre gli zuccheri necessari al metabolismo vegetale) ma rappresentano anche una via di accesso ai parassiti tanto più la potatura viene condotta con temperature medio-alte e ambiente umido. Il fatto che dopo una capitozzatura la pianta risponda con la produzione di numerosi nuovi germogli dà l’impressione di rigenerazione: in realtà, in questo modo, l’albero perde la propria forma naturale producendo in modo disordinato tanti e fragili rami che avranno il compito di rimpiazzare quanto asportato con la capitozzatura”.  E allora qual è la soluzione più efficiente per far fronte al problema delle potature selvagge? Secondo l’agronomo, “la stesura a livello comunale di piani del verde redatti da professionisti competenti che mettano al centro la rimonda quale operazione da privilegiare, capace di andare nella direzione del benessere delle piante, della tutela dell’estetica urbana e del risparmio economico. I piani dovrebbero programmare la manutenzione ordinaria del verde urbano in un orizzonte temporale di 5-10 anni. Naturalmente i piani dovrebbero prevedere anche una parte di manutenzione straordinaria rappresentata soprattutto dalla sostituzione degli alberi che hanno concluso la propria carriera (mediamente 20-25 anni) con piante adatte ai vari contesti così da prevenire qualsiasi operazione correttiva in futuro”. Un altro elemento da non sottovalutare è il periodo nel quale calendarizzare gli interventi di manutenzione del patrimonio arboreo, come conclude, Andrea Bucci: “le potature dovrebbero essere condotte solo nei mesi più freddi e asciutti così da sfavorire gli attacchi di parassiti che invece prediligono condizioni caldo-umide e approfittano delle ferite per penetrare all’interno degli alberi”. Un modo intelligente per tutelare la salute del polmone verde cittadino e, allo stesso tempo, per salvaguardare le specie di uccelli che nidificano tra le fronde degli alberi durante la stagione più calda.
J.B.
 

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