“Borsellino e la sua scorta hanno dato la vita anche per noi”

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“Qualche tempo fa un gruppo di ragazzi mi ha chiesto se davvero pensavo che sforzarsi per promuovere momenti come questo servisse a qualcosa. Io non so se quello che facciamo oggi qui può contare qualcosa, ma so che non farlo servirebbe di sicuro a chi, anche oggi, al Nord, fa affari nutrendosi del silenzio: la mafia”. Queste le emozionate parole pronunciate da Nicola Pozzati, dell’associazione Il Mostardino, nel corso della cerimonia organizzata, lo scorso sabato mattina, per commemorare l’attentato di via D’Amelio, nel quale persero la vita, il 19 luglio di 22 anni fa, il giudice Paolo Borsellino insieme a cinque uomini della scorta,  Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e prima agente della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Presenti presso il murale dedicato a Borsellino nel Piazzale della Meridiana, oltre ai membri dell’associazione organizzatrice, cittadini e alcuni esponenti del locale presidio di Libera, anche il vescovo Francesco Cavina, il presidente dell’associazione contro la pedofilia La caramella buona Roberto Mirabile, gli assessori del Comune di Carpi Stefania Gasparini e Milena Saina, il presidente del Consiglio Comunale Davide Dalle Ave e il sindaco Alberto Bellelli. “Carpi è una città che vive di memoria – ha dichiarato il primo cittadino dopo aver deposto un mazzo di fiori presso il murale e aver osservato, insieme ai presenti, un minuto di silenzio – e questo è per me motivo di grande orgoglio. Nel ’92 avevo 15 anni e ricordo la stagione delle stragi come il momento che spinse molti di noi a prendere atto della necessità di impegnarci in politica, spinti anche dalla paura che la mafia stesse vincendo la battaglia per affermare l’anti-Stato. La battaglia oggi non è finita e deve proseguire all’interno delle istituzioni e nel nostro agire quotidiano, non essendo affatto un problema geograficamente delimitato alle zone meridionali del Paese. Oggi le nuove generazioni possono testimoniare, come coloro che proprio questa mattina sono partiti per il campo di volontariato sui beni confiscati alla ‘ndrangheta in Calabria. Quando torneranno, potranno contagiare positivamente i loro coetanei”. A non fermarsi alla mera celebrazione di figure eroiche è stato l’invito espresso da Cavina: “spesso riteniamo Borsellino e le figure come lui eroi da ammirare, ma penso che se fossero qui ci direbbero che hanno fatto solo  il proprio dovere. Loro sono qui a ricordarci che nella vita occorre la coerenza necessaria per compiere il proprio dovere. Per far questo dobbiamo recuperarne la dimensione morale: Borsellino deve rivivere in noi attraverso le nostre azioni”. Pozzati si è poi detto felice di vivere in un territorio sensibile, dove le istituzioni sono presenti e si discute di legalità: “sono stati qui con noi soltanto poco tempo fa Nando Dalla Chiesa e Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco, altra vittima della mafia. Proprio quest’ultima ci ha ricordato come la mafia voglia  cancellare anche la memoria dei propri avversari. Ma dobbiamo ricordare chi ha dato la vita per un’Italia più giusta non soltanto in occasione delle commemorazioni, ma tutto l’anno, senza dimenticarci che Borsellino, gli uomini della scorta e tutte le altre vittime delle mafie hanno dato la vita anche per noi”.
Marcello Marchesini
 

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