Uomini soli

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E’ emergenza casa. Si moltiplicano, anche nella nostra città, i casi di uomini separati e soli che non sanno più a che santo appellarsi. Che non hanno un tetto sopra la testa e si ritrovano a dormire in auto o “appoggiati” per qualche notte da amici e conoscenti.
Storie di matrimoni falliti, le loro, nelle cui pieghe si annidano sofferenza e senso di sconfitta. Storie che, nella loro quotidiana drammaticità, ci inducono a riflettere su quanto stia facendo Carpi per tentare di arginare bisogni sempre più pressanti e complessi. Quando alla crisi personale e relazionale si unisce anche quella economica infatti, la situazione può diventare davvero esplosiva. Come si può convivere con la perdita del lavoro, di una famiglia e di una casa? Quali possibilità restano? Come si può conservare la propria dignità? Quali sono i paracaduti sociali ai quali potersi appellare quando si è perduto tutto?  Le storie che abbiamo raccolto sono di quelle che fanno male ma sono soltanto alcune delle tante che, probabilmente, rimangono celate. Nascoste. Perché ammettere di essere finiti sul lastrico e senza un tetto sopra la testa non è facile. Troppa la vergogna. L’orgoglio calpestato.
V. ha sessant’anni suonati. A pochi passi dall’agognata pensione, è stato licenziato e, da due anni a questa parte, non riesce a trovare un’occupazione. Con alle spalle due matrimoni falliti, l’uomo ha fatto per un po’ il custode, assicurandosi “in nero” un alloggio, poi più nulla. E allora che fare? “Ho dormito qua e là, nelle case delle mie ex, in macchina, presso amici e conoscenti. Non ho una sistemazione definitiva. Mi arrangio come posso”. L’unica speranza viene riposta nella pensione: un introito certo che potrebbe consentirgli di pagare almeno l’affitto di una camera.
A., cinquant’anni, divorziato da tempo, ha sempre operato nel campo dell’edilizia. Poi, con la crisi, il settore è letteralmente crollato.
Lavoretti a chiamata, irregolari, discontinui e contenziosi tributari mai risolti non gli consentono di essere regolare nel pagamento del canone di locazione e viene sfrattato. Ospitato in nero da certi “conoscenti”, le prospettive future di quest’uomo hanno tinte fosche: la pensione è lontana e il profilo professionale basso. L’unica via di uscita è che il nostro Paese riparta davvero, creando occasioni anche per questa schiera di non più giovani espulsi dal mercato del lavoro. Una ritrovata stabilità lavorativa potrebbe davvero ribaltare le carte in tavola: più soldi in tasca per poter accedere a un’abitazione e un’iniezione di fiducia in se stessi capace di ridare slancio alla vita relazionale, fondamentale per ritrovare un “senso” alla propria vita.
Jessica Bianchi
 

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