Quell’ossessione chiamata musica…

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Un’ossessione. Ecco cosa rappresenta la musica per i Remida. Più di una passione. “Una religione quasi”.  Cresciuti tra Modena e provincia, Davide Ognibene (Autore, Voce e Chitarre), Elia Garutti (Chitarre), Mattia La Maida (Basso), Alessandro Bosi (Batteria e Percussioni) e Giulio Saltini (Piano e Synth) sono saliti sul palco del Radio Bruno Estate a Carpi: “un’emozione indescrivibile. Una scarica di adrenalina pazzesca. Peccato che poi, il giorno dopo, nel tornare a suonare nei locali, muori dentro”, ride Davide. Quello della band è un pop rock denso di contaminazioni: “ci piace sperimentare e giocare con diverse sonorità, pur cercando di mantenere sempre un’impronta caratteristica. Una personalità. Bruno Mars è una fonte di ispirazione per noi: ogni suo pezzo è un mondo a sè, ma il suo stile è inconfondibile”. Sfumature diverse che parlano la stessa lingua e raccontano la storia di cinque ragazzi innamorati della musica. Cinque musicisti che stanno rincorrendo un sogno, quello di farcela. Di ritagliarsi uno spazio nel panorama musicale, anche se, ammettono, “è difficilissimo. Oggi sono i talent a dettare le regole in un mondo già di per sè razzista. Se fai pop vieni snobbato, sottovalutato, ma parliamoci chiaro: popolare non significa banale. Al contrario. Scegliere di parlare al cuore della gente è straordinario”, spiegano Davide ed Elia. E il messaggio dei Remida arriva dritto. Potente. Senza giri di parole. La scrittura di Davide Ognibene è asciutta. Le parole, rigorosamente in italiano, sono scelte con cura. Soppesate. Una ad una. Eleganti. “Scrivere in italiano è complicato, ma io sono un disastro in inglese”, scherza. In realtà i testi sono intimi, ricercati: “ci vogliono le palle per raccontarsi. Mettersi a nudo. Ecco perché tanti si nascondono dietro un’altra lingua. Io invece scrivo e canto in italiano, e parafraso una frase di Ligabue, per godermi la faccia di ciascuno. Il nostro è un paese di grandi poeti. La potenza, i colori e la ricchezza della nostra lingua non hanno eguali”. Testi che nascono di getto, come “fiumi in piena. A volte mi bastano dieci minuti per comporre un testo e poi passo giornate intere a perfezionarlo, a rincorrere un verbo, una parola”, prosegue Davide. Parole che vengono poi “scenografate” dalla musica, alla ricerca del “connubio perfetto”. L’ultimo lavoro della band è Equilibrio Stabile: “sei tracce – aggiunge Mattia – che raccontano il nostro raggiunto equilibrio”. L’ep racconta le nostre fragilità, l’amore, l’incapacità di stupirsi davanti alla bellezza che pulsa e respira tutta  intorno a noi. E poi c’è il tempo che, ciclicamente, ritorna. Continuamente. Come la nostalgia per qualcosa che si è perduto lungo il cammino. Il disco si apre con Momenti, un inno inclemente del nostro tempo frenetico e vuoto. “Siamo insensibili a ogni forma di gusto, siamo frenetici anche quando siamo a letto… ci stringiamo in coscienze piccole e ci curiamo solo con le pillole… persi tra insicurezza e lusso, abbiamo tutto anche se tutto non ci basta affatto… facciamo incetta di false emozioni”. Scandita da un cuore che batte, la voce leggermente sporca di Davide ci sussurra l’importanza di re-imparare a “soffermarsi su momenti, istantanee da non dimenticare”. Amburgo ci invita a guardare. Con attenzione. Perché a volte basta un dettaglio. Piccole cose per iniziare a vedere davvero e scoprire “quanto è bello il mondo se lo osservi un po’ di più”. Fotografia, di cui a giorni uscirà il videoclip, dalle sonorità british, ti prende immediatamente alla pancia, ti trascina, come il “tempo che passa”, lasciando solo fotografie sparse qua e là. Tasche è una perla, una ballata da ascoltare. Un uomo che si racconta, tra delusioni e smarrimento: “ho esaurito gli alibi non ho più scuse a cui stringermi… compiangersi è più semplice, ho nascosto le mie mani in tasche troppo grandi, così grandi da perdersi… e in me non resta più niente”. E poi esplode il trip hop Anni ‘90 di Equilibrio stabile. Giocoso, divertente, con qualche pennellata reggae, il pezzo ti fa venire voglia di cantare e battere il ritmo. “Sei stata brava a prenderti gioco di me fino a che poteva servire, l’opportunismo è una dote che in te mi mancava da scoprire”. L’amore sarà pure finito, ma l’ironia non manca. L’ep si chiude sulle note di Come il primo giorno che ci ricorda come l’amore possa essere bellissimo.  Come il primo giorno. Perché “insieme siamo più forti”.
Chi volesse conoscere meglio i Remida può visitare il loro sito www.remidaband.it o la loro pagina Facebook.
Jessica Bianchi
 

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