Padri separati: i nuovi poveri

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Finché morte non vi separi. E vissero per sempre felici e contenti…  Fiabe e commedie romantiche a parte, l’happy end è tutt’altro che scontato e, spesso, un amore finito, per certi uomini, può trasformarsi in una vera e propria condanna. Sono sempre più numerosi infatti i padri separati che, concluso l’idillio matrimoniale, si ritrovano senza il becco d’un quattrino e, spesso, senza nemmeno un tetto sopra la testa. Ci sono anche loro tra i nuovi poveri di questa Italietta alla deriva e Carpi non sfugge alla tendenza. Alcuni di questi uomini sono oggi in fila alla Caritas in cerca di aiuto: a preoccuparli maggiormente la mancanza di un alloggio. Dopo aver solitamente lasciato l’ex moglie nella casa coniugale, questi uomini si ritrovano strozzati dalle spese sino a scivolare nell’indigenza per ottemperare agli obblighi economici stabiliti in un’aula di Tribunale, dove vige una sorta di automatismo preconcetto che determina la prevalenza dell’affidamento alle madri. Noi abbiamo raccolto la storia di un padre schiacciato dagli “oneri e dai doveri – spiega – e privato di ogni diritto”. “Voi donne chiedete la parità dei sessi? Vi assicuro che in caso di separazione siete quasi sempre voi ad averla vinta in Tribunale mentre a noi padri non restano che le briciole. Il mio legale ci ha provato in tutti i modi a farmi avere l’affidamento congiunto: non c’è stato nulla da fare”. Marco (nome di fantasia) ha due figli minori e un mutuo ancora acceso sulla casa che condivideva con l’ex moglie: “io non ho più niente. Solo assegni da staccare e rate da pagare. La mia ex ha sempre fatto la casalinga e, da quando me ne sono andato da casa, oltre tre anni fa, non si è nemmeno messa alla ricerca di un lavoro, tanto io le passo tutti i mesi un assegno di mantenimento e gli alimenti per i nostri due ragazzi. Il problema è che io guadagno 1.300 euro al mese e mi restano in tasca sì e no 300 euro”. Impossibile pagarsi un affitto: “tornare dai miei genitori sarebbe un fallimento totale. Una sconfitta ulteriore dopo il naufragio del mio matrimonio. E quindi, dopo aver dormito per un periodo di tempo da alcuni amici e in macchina, ora ho deciso di condividere casa con alcuni ragazzi stranieri per contenere le spese”. Già defraudato dell’affetto dei figli, che incontra perlopiù fuori casa, in un bar, Marco non sa più a che santo appellarsi: “vivo chiuso in una stanza. Non posso più nemmeno permettermi una pizza o una birra con gli amici. Questa non è vita. Ho fatto uno sbaglio è vero e il mio matrimonio è finito ma non è giusto che io sia ormai sul lastrico mentre mia moglie dorme sonni sereni”.
J.B.
 

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