Siamo alla follia!

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Il Csm, Centro Salute Mentale di Carpi è considerato l’ultima ruota del carro della sanità, nonostante i risultati ottenuti siano di tutto rispetto pur in un contesto difficile che vede  un aumento costante dei pazienti assistiti. La perdita del lavoro, il terremoto, le difficoltà della crisi hanno determinato un aumento delle persone che si rivolgono al Centro di Salute Mentale ma le risorse non sono adeguate a una domanda che cresce. I numeri sono impressionanti: lo scorso anno sono state 1.625 le persone che si sono rivolte al servizio, 1.350 i pazienti in carico, 493 le persone al primo contatto, 15.149 gli interventi domiciliari fatti da medici e, in particolar modo, da infermieri. Il dato più alto di sempre. I bisogni aumentano ed emergono le criticità del servizio pubblico. “L’organico del Centro di Salute Mentale prevede tredici medici tra Carpi e Mirandola – riferisce Giorgio Cova, presidente dell’Associazione Aldilà del muro che tutela i diritti dei malati psichiatrici e delle loro famiglie – ma a partire dall’autunno saranno in servizio solo otto medici”. Tra pensionamenti, maternità e trasferimenti mancheranno due medici a Carpi e tre a Mirandola e “se nel periodo estivo siamo ormai abituati a una riduzione del servizio, questa non può però protrarsi oltre”.
Considerando che ogni medico ha già in carico tra i duecento e i trecento pazienti e visita in media dieci persone al giorno, “è impensabile caricarli di ulteriore lavoro senza conseguenze sulla qualità del servizio e allora l’alternativa resta quella di dover rinunciare a iniziative come il Day Hospital per dirottare il personale affinché non restino senza un medico più di mille persone”. L’alternativa di sostituire i cinque medici che mancheranno dal mese di ottobre sembra richiedere tempi lunghi, “l’ultima volta – aggiunge Cova – c’è voluto un anno per arrivare alla sostituzione di un medico”.
E’ impensabile lasciare pazienti così delicati in lista d’attesa. Inoltre, una riduzione del servizio pubblico di psichiatria rappresenterebbe una vera e propria sconfitta di evidente valore sociale: non si può chiudere la porta davanti a casi di disturbi comportamentali più o meno gravi. La riorganizzazione della sanità in Emilia Romagna in base al principio “dell’intensità di cura” penalizza ulteriormente il lavoro che è stato fatto fino a oggi nel Centro di Salute Mentale di Carpi. La sperimentazione di questa modalità alternativa di organizzazione dell’assistenza ospedaliera, non più articolata in Reparti o Unità operative in base alla patologia e alla disciplina medica, ma articolata in aree omogenee che ospitano i pazienti in base alla gravità del caso clinico “è un guaio perché tutti i Tso, i Trattamenti Sanitari Obbligatori – spiega Cova – verranno trasferiti all’Ospedale di Baggiovara di Modena e i pazienti non potranno più essere ricoverati a Carpi dove si abbasserà l’intensità di cura e i posti letto che oggi ospitano i Tso verranno riconvertiti in Spoi, Servizio Psichiatrico Ospedaliero Intensivo. Per i pazienti e le loro famiglie si tratta di un disagio notevole”.
“I risultati conseguiti in questi anni dipendono soprattutto dall’integrazione reale che si è costruita tra ospedale e territorio: cercando di essere sempre più vicino alle persone che hanno bisogno, pazienti che ritirano tutti i giorni allo sportello la loro terapia, che hanno difficoltà a muoversi per chilometri con l’autobus, che hanno i loro punti di riferimento nei medici e nel territorio in cui vivono. Abbiamo ottenuto questi risultati avvicinando sempre più il servizio sanitario al territorio e ora invece si allontana”.
Cova è convinto che non sia “il luminare o la struttura prestigiosa a fare la differenza ma il servizio e il paziente sta già meglio anche solo sapendo di poter contare su punti di riferimento a lui vicini”. Tra l’ospedalizzazione in fase acuta e l’assistenza domiciliare c’è ancora oggi un vuoto importante: dopo che nel 2007 l’Ausl ha trasferito i dieci posti letto nella casa di cura privata e convenzionata Villa Rosa di Modena, più volte si è parlato della necessità di avere a Carpi una residenza psichiatrica. Ad oggi, dopo anni di annunci, progetti e promesse, per iniziativa privata, è ormai pronta quella realizzata nell’ex Stella di via Tre Febbraio mentre, sul versante pubblico, l’Ausl conferma la volontà di realizzare in futuro una struttura a Fossoli su un terreno già urbanizzato messo a disposizione dal Comune e per la quale ci sarebbe la disponibilità di un milione di euro ma ne servirebbero altrettanti. Il fatto di sentirsi l’ultima ruota del carro ha i suoi perché per tutti: utenti, familiari e operatori.
Sara Gelli

 

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