Lo sport? Una filosofia di vita

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Il fatto di essere diventato il cognato di Matteo Renzi non lo ha cambiato. “Continuo a investire sulla mia professionalità e a occuparmi della mia famiglia: la mia vita è quella di sempre” afferma Federico Andreoli, carpigiano, classe 1972, oggi residente a Castenaso, nel bolognese. “Quando nel 1999 mi sono sposato con Benedetta (ndr. Renzi, sorella di Matteo) abbiamo preso casa a metà strada tra la sua Rignano sull’Arno e la mia Carpi. Lei lavorava per l’impresa di famiglia, la Eventi 6 mentre io, terminati gli studi all’Università di Scienze Motorie, mi apprestavo a cercare lavoro e la città di Bologna offriva un numero maggiore di opportunità rispetto al contesto carpigiano”. Infatti, al primo colloquio Andreoli viene assunto come istruttore in sala pesi al Club Sport Village di Bologna. Continua la sua formazione nella rieducazione motoria, la ginnastica funzionale e il pilates. Successivamente, nel 2004, entra come personal trainer nel secondo club della catena inglese Virgin Active, dove rimane per quattro anni maturando un’esperienza sul campo che diventerà fondamentale nel suo percorso di personal trainer, un servizio a quei tempi poco diffuso nella provincia ma già molto richiesto nelle grandi città.
“Ho frequentato una scuola di chiropratica (dal greco keir, mano e praxis, agire) e mi sono formato per studiare la relazione tra struttura e funzione e sul modo in cui tale equilibrio influenza il recupero e il mantenimento della salute. Ho iniziato a fare rieducazione posturale e prevenzione, con un approccio olistico”.
Insomma, Andreoli si è concentrato sempre più sulla cura del corpo in situazioni di sofferenza e continua a formarsi in tal senso attraverso aggiornamenti continui.  Cinque anni fa il ‘cambio campo’: dopo l’esperienza dei 5mila mq e dei grandi numeri di Virgin, Andreoli sceglie i 1.500 mq e la dimensione familiare di una struttura privata a San Giorgio di Piano, “dove c’è spazio per chi lavora sulla qualità e sull’individual training” e ha deciso di lavorare nelle strutture sportive dei paesi della cintura bolognese, “possibilmente all’aria aperta soprattutto con bambini e anziani, Over 60 che non avrebbero mai pensato di entrare in un club. In tanti chiedono di poter migliorare la qualità della loro vita: mi chiedono di stare meglio con la schiena, di migliorare la loro dieta, di dimagrire, di migliorare le loro performance sportive ma, soprattutto, mi chiedono di conservare la loro forza.
Il mio lavoro, per il target di persone a cui si rivolge, richiede un’attenzione all’aspetto psicologico e alla comunicazione anche non verbale”. Un esempio? “Un tempo in queste campagne si sfruttavano i maceri per l’irrigazione, piccoli bacini artificiali, laghetti d’acqua, in cui i ragazzi buttavano i coetanei senza considerare le conseguenze: c’è chi non ce l’ha fatta e chi è rimasto traumatizzato perché ha rischiato di perdere la vita. Oggi quelle persone mi chiedono di imparare a nuotare per superare quelle paure. Non è facile”.
Quali sono gli aspetti positivi del mestiere e quali quelli negativi?
“Mi dà grandi soddisfazioni poter aiutare le persone che mi chiedono di stare loro vicino per affrontare situazioni che causano sofferenza o non permettono loro di vivere una vita normale. Di contro, non sempre riesco a farmi capire e non tutti, per pigrizia o paura, si mettono in discussione per comprendere che la salute è un bene”.
Se dovessi elencare le tue priorità lo sport sarebbe al primo posto?
“Sì lo sport per me è fondamentale: fare sport dà una sensazione di benessere e se non ce l’hai ti manca. Ci sono gli sportivi da Tv e Gazzetta, quelli che preferiscono la palestra al chiuso e quelli, come me, che prediligono lo sport all’aria aperta”.
Qual è la tua più grande impresa sportiva?
“Negli ultimi anni ho affrontato diverse imprese sportive: tre maratone, diverse Granfondo in bicicletta, tra cui le ultime due edizioni della Granfondo Selle Italia di Carpi, l’Eroica, che si svolge nella splendida zona del Chianti e l’edizione dell’Elbaman 70.3 del 2013, una gara di triathlon estrema: 1,9 km di nuoto in mare aperto, 95 chilometri in bici con dislivelli e 21 km di corsa (mezza maratona)”.
Qualche consiglio gratis ce lo dai?
“Fate sport o attività fisica con costanza e programmazione. Datevi un piccolo obiettivo che possa stimolare le vostre ambizioni. Trovate l’attività adatta a voi, partecipate alla vita sportiva con il cuore: sarete sempre vincitori”.
Carpi e lo sport: cosa manca?
“Non vivo più a Carpi da quindici anni ormai ma la ricordo molto attenta alla pratica sportiva. Seguo i risultati della squadra di calcio in Serie B. Il consiglio è quello di valorizzare le società che danno a tutti la possibilità di mettersi in gioco, indipendentemente dal talento perché la cultura sportiva inizia da bambini, a partire dall’ora di ginnastica a scuola così bistrattata. Non bisogna poi stupirsi se l’età dell’abbandono è collocata tra i 15 e i 18 anni. Lo sport dev’essere promosso come filosofia di vita non solo con l’obiettivo di arrivare a nuove medaglie”.
C’è qualcuno che condivide in famiglia la tua passione?
“Tutti: i miei tre figli Mattia, Gabriele e Ginevra e anche Benedetta che, quando riesce, si concede lunghe passeggiate”.
Quando torni a Carpi cosa fai?
“Pranzo in famiglia e poi do un’occhiata all’acetaia. Se riesco vado a correre a Santa Croce dove rivedo vecchi amici”.
Hai intenzione di tornare?
“No, non è nei programmi ma oggi apprezzo di Carpi aspetti che ho sempre dato per scontati. Comunque ho trovato la città migliorata negli ultimi tre anni e più viva”.
Sara Gelli
 

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