Ancora ombre nella ricostruzione

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Durate l’ultima assemblea pubblica convocata dal Comitato di sfollati e terremotati Sisma.12, alla quale hanno partecipato anche alcuni  sindaci dei Comuni del cratere e parlamentari modenesi, sono emersi i soliti problemi legati ai ritardi burocratici e all’impossibilità di dare risposte concrete e rapide alle richieste e alle attese dei terremotati.
Una prima risposta negativa è giunta a proposito della ‘no tax area’ per la quale i parlamentari del Pd Ghizzoni e Broglia e Ferraresi del M5S, hanno detto chiaramente che non sarà accolta poiché inapplicabile, per cui i cittadini presenti hanno chiesto almeno “una boccata d’ossigeno immediata in termini economici” essendo ormai trascorsi  22 mesi dal terremoto. Poi è stato sollevato il caso di quanti  pagano ancora i mutui contratti con le banche su case inagibili e inabitabili e che sono ancora nello stato in cui si trovavano subito dopo il sisma, “perchè il singolo è stato lasciato solo dai Comuni e dalla Regione e ha dovuto contrarre accordi personali con la banca”. Infine il tasto dolente della burocrazia che ha buona parte di responsabilità nella mancata ricostruzione e nei ritardi che gravano sui lavori di ripristino degli stabili distrutti o pericolanti. Parlamentari e sindaci hanno faticato a convincere gli sfollati “che va tutto bene e che noi emiliani ce la faremo anche da soli” e il presidente della Regione Errani è stato rimproverato perché dovrebbe incalzare maggiormente il Governo così come i deputati modenesi dal momento che “noi cittadini continuiamo a sentirci abbandonati a noi stessi di fronte alle banche, ai Comuni coi loro ritardi, alla burocrazia farraginosa e sorda alle prese con le ordinanze della Regione difficilmente interpretabili anche dai tecnici”.
Un’ultima lamentela nei confronti dei sindaci da parte di chi vive  ancora nei moduli, ovvero nei container di metallo.  “Ma questo perché non avevamo case in affitto di mettere a disposizione dei terremotati e non  abbiamo voluto creare dei quartieri provvisori nelle periferie dei nostri paesi  con casette prefabbricate in legno”. Una scelta questa che pare non  sia stata compresa né condivisa dagli interessati presenti che avrebbero preferito una sistemazione provvisoria in un prefabbricato in legno piuttosto che in un container di metallo, caldo d’estate e freddo d’inverno.
Cesare Pradella
 

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