L’incubo di perdere la casa

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Può succedere di perdere il lavoro all’improvviso. E’ successo al carpigiano Gaetano. Era un lattoniere, lavorava in un’azienda piccola che, con la crisi dell’edilizia, si è trovata in gravi difficoltà sino ad arrivare a comunicare ad alcuni lavoratori che non avrebbe più potuto pagare gli stipendi. Non ci sono i numeri per ottenere la cassa integrazione. E’ giugno dello scorso anno. Gaetano ha tre figli, due gemelli che oggi hanno sei anni e un  bimbo di 5, la moglie non lavora, occupandosi della famiglia. Hanno sempre vissuto con poco, in affitto in un piccolo appartamento, facendosi bastare un solo stipendio che, da un giorno all’altro, viene meno. Nessun risparmio da parte. Gaetano inizia a cercare una nuova occupazione; si sposta, fa qualche lavoretto, ma la prospettiva di una entrata sufficiente a pagare tutti i costi fissi non arriva. Non riesce più a far fronte all’affitto, se paga non può vestire e nutrire i bambini e sceglie i figli, continuando a muoversi per ottenere colloqui di lavoro di qualsiasi tipo e ottenendo sempre e solo lavoretti per periodi brevi, sufficienti per mangiare e avere l’acqua calda, ma non molto di più. Gaetano si reca ai Servizi Sociali, ma spiega di non aver ottenuto risposte chiare: “sono andato a un colloquio; dopo qualche tempo avevo una telefonata sulla segreteria in cui mi dicevano che non potevo ottenere un aiuto economico perché  i fondi erano bloccati. Non li ho più cercati, temevo mi prendessero i bambini per darli a qualcuno in affido e non volevo separarmene. Quando è arrivato l’ufficiale giudiziario eravamo soli, io e mia moglie, avevamo portato i due gemelli a scuola e il fratellino alla materna affinché  non vedessero. E’ stato in quel momento che ho pensato di mettermi un cappio al collo e ho chiamato Radio Bruno, piangendo, perché eravamo confusi, senza un tetto. Un incubo”. Gaetano ha parlato in diretta, ha descritto la sua situazione e chiesto aiuto per acquistare i biglietti del treno per mandare moglie e bimbi dalla sorella di lei, a Napoli, perché abbiano un tetto sulla testa, nonostante abbia pochi mezzi anche la cognata. Tanti si sono commossi, a centinaia hanno contattato la radio per dare il proprio contributo e una parola di conforto a Gaetano e a tutti quelli che l’hanno chiesto è stato dato il numero dell’uomo, in modo che potesse spiegare direttamente le sue esigenze. I Servizi Sociali si sono attivati immediatamente (lo stesso assessore alle Politiche Sociali Alberto Bellelli ha telefonato per capire meglio la situazione) e Gaetano ha ottenuto un nuovo incontro e rassicurazioni: il suo terrore che i tre bimbi fossero dati in affido era ingiustificato. Nel contempo, sono arrivate due proposte per colloqui di lavoro, un po’ di soldi per far fronte alle prime necessità e anche l’offerta dei biglietti del treno. Tra le persone che si sono rese disponibili ad aiutare, molte che hanno vissuto periodi problematici in passato. Colpisce Marika che scrive: “mio marito un giorno ha lasciato me e i suoi due bimbi per una collega di lavoro; io ero casalinga, non avevo autonomia economica. So cosa sia la disperazione più nera e solo la pensione di mia madre prima e l’amore di un uomo poi che tratta i miei figli come fossero i suoi mi hanno salvata. Ma si arriva davvero a pensare al peggio: per questo bisogna chiedere aiuto e resistere, anche il momento più buio dopo un po’ si allontana”.  “Tutte le case popolari vengono assegnate a stranieri” scrive Diletta e tanti altri come lei. Diletta ha due figli, fa le pulizie per una cooperativa, ma lo stipendio è troppo basso per sostenere tutte le spese e il padre dei bambini non è più reperibile. “Ma io, che sono di Carpi da due generazioni e ho avuto genitori, nonni e bisnonni lavoratori che hanno sempre pagato le tasse in Italia e aiutato il Comune ad avere alloggi pubblici non ne ho diritto. Chi arriva dall’estero, con una moglie che non lavora, fa figli, fa la spesa con gli assegni del Comune e ha una casa pubblica, sì. Occorrerebbe più rispetto per la gente come me. Prima si restituisce qualcosa a chi lo ha pagato, poi si regala (se resta) a chi non ha mai pagato niente”. “Una famiglia pakistana di Carpi ha 10 figli e si aspetta dai Servizi Sociali la soluzione di qualsiasi problema”, racconta Noemi. “Paghiamo le bollette ai nomadi, paghiamo le case ai pakistani, poi quando un carpigiano chiede indietro un po’ di aiuto a fronte delle tasse sempre versate perché si trova in difficoltà si ritrova con nulla in mano. E’ tutto da ripensare”. Tanti si sono immedesimati in Gaetano; nessuno ha certezze sul domani, tanti hanno lavori precari, attività che non vanno come sperato, cassa integrazione come unico reddito. Vedere la tempestività con la quale tanti ascoltatori si sono attivati regala un sospiro di sollievo, fiducia nell’umanità migliore che c’è. Esiste. Ma non basta, non può essere sufficiente a risolvere le tante, troppe vite che stanno vivendo situazioni di grave difficoltà. Affitti, mutui, bollette, tasse: i costi fissi sono alti, altissimi rispetto alla società contadina in cui il proverbio raccontava che dove mangiassero in due potessero mangiare anche in tre. E’ tutto più complesso: serve una rinnovata sensibilità da parte di tutti, politica in primis. Ne avrà il coraggio il prossimo sindaco?
Clarissa Martinelli

 

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