La grande bellezza

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“Difficilmente ci rendiamo conto fino in fondo di quanto ancora il nostro Paese ha da dire in termini di cultura e per questo manca il coraggio di credere e investire in uno dei pochi settori nei quali tutti ci riconoscono ancora un indiscusso potenziale di vantaggio competitivo” esordisce il milanese Lorenzo Respi, titolare insieme alla moglie, la carpigiana Simona Santini, di All Around Art, società di Servizi per l’Arte e l’Editoria. E’, in fondo, lo stesso messaggio de La grande bellezza, che parla di un Paese incapace di reagire alla lenta morte per soffocamento della nostra cultura.  “Non possiamo incoraggiare i giovani a intraprendere la nostra strada perché non ci sono prospettive future che garantiscano loro di vivere di cultura in questo Paese” ammettono i due soci.  Dopo la Laurea in Conservazione dei Beni culturali all’Università di Parma, è a Milano che vivono e lavorano Respi e Santini, in qualità di conservatore e curatore per più di otto anni presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano lui e come consulente presso lo studio dell’artista Mauro Staccioli lei.
Sono gli anni in cui i due maturano un’esperienza professionale importante nell’universo dell’arte contemporanea e determinante quando, successivamente, decidono di mettersi in proprio fondando All Around Art srl (www.aaa-allaroundart.com). Ci sono progetti che oggi Simona Santini ricorda con particolare soddisfazione come la grande mostra Mauro Staccioli. Volterra. Luoghi d’esperienza, “un itinerario esteso per novanta chilometri dentro e fuori Volterra con venti installazioni/sculture, concepite appositamente e ambientate nel paesaggio. Sculture ancora oggi in gran parte presenti sul territorio”. Quella mostra fu un bellissimo esempio di collaborazione tra pubblico, privato e associazioni. A precederla un lavoro di un anno e mezzo di sopralluoghi, progetti e impegnativi calcoli statici, per opere di oltre 10 metri che necessitano di grandi sforzi economici e organizzativi. Un altro esempio di collaborazione perfettamente riuscita tra pubblico e privato, animati dal medesimo intento di promuovere la cultura, è stata la mostra di Padova curata da Lorenzo Respi nel 2012, dal titolo De Chirico, Fontana e i grandi maestri del Novecento. Un secolo tra realtà e immaginario. “Il gruppo iCat di Padova ha lavorato in perfetta sinergia con il Comune di Padova e la Diocesi di Piacenza per questa mostra sull’arte italiana del ‘900: non c’era ostacolo che non fosse rimosso e, pur di arrivare a realizzare il progetto, si è mobilitato l’assessore in persona per risolvere problemi concreti e imprevisti. Un altro esempio di amministrazione pubblica illuminata e di imprenditoria privata disponibile a metterci la faccia e l’investimento. “Ma si tratta di rari casi in cui si è riusciti a perseguire l’obiettivo di promuovere la cultura puntando alla qualità e a un ritorno in termini di conoscenza. Al contrario oggi – ammettono i due  – anche le amministrazioni pubbliche si sono piegate alla logica della grande mostra che fa notizia ma che poi non aumenta il livello culturale delle persone: così si arrivano a spendere sedici euro per una mostra sul corpo umano a Bologna quando nella stessa città esiste un museo, quello di Palazzo Poggi, sede dei laboratori del settecentesco Istituto delle Scienze. Il mondo dell’arte e della cultura è stato trasformato in un grande evento mediatico: alla portata di tutti, ma svuotato del suo significato”.  Poi Respi rincara la dose sottolineando che, “da sempre la tentazione è quella di considerare la cultura come strumento per ottenere consenso, senza progettualità e prospettiva” sull’onda dell’antico panem et circenses, poiché sempre le stesse sono le dinamiche di gestione delle masse. Il personale impiegato nel settore pubblico gelosamente conserva il patrimonio  “con il senso della reliquia, secondo cui ogni monumento va preservato come tale fino al suo dissolvimento”. Così succede a Pompei, che da dieci anni cade a pezzi e anche a Volterra, dove crollano le mura.  Non resta che l’ indignazione per le risposte evasive che i funzionari pubblici adducono ogni volta che si chiede loro di poter valorizzare ciò che tengono gelosamente nascosto nei depositi dei musei. “Eppure – continua Santini –  per molti turisti, l’Italia rimane una meta ambita: ci sono collezionisti che ci adorano come se fossimo l’Arcadia, con una visione ancora molto romantica del nostro Paese”.
Molto spesso si ha pudore o riluttanza ad associare al settore della cultura e dello spettacolo termini come “impresa” o “mercato”. Al contrario, per Respi è fondamentale partire dalla consapevolezza che quella culturale è una vera e propria industria – seppure con le sue peculiarità – nella quale operano imprese produttive, che danno lavoro a tante persone. “Potrebbe essere la risposta migliore per risollevare l’ambito culturale oggi considerato da hobbisti e dilettanti.   Viviamo infatti in un Paese che spesso si affida a volontari, nemmeno adeguatamente preparati, per garantire la gestione ordinaria dei beni culturali e alle associazioni culturali non all’altezza per promuovere la cultura”. “In Italia c’è uno stallo culturale che ha generato un’anestesia mentale in grado di bloccare qualsiasi spinta a provarci: nel pubblico mancano persone competenti e affidabili in grado di prendersi seriamente delle responsabilità mentre nel privato bisogna uscire dalla logica che chi paga decide. Esiste il modo di mettere insieme pubblico e privato ma solo se parlano la stessa lingua: vogliamo lavorare in un certo modo – concludono Respi e Santini – ci crediamo e quindi ci proviamo”. A Carpi, a cui Simona è rimasta legata con diverse collaborazioni, inaugurerà il prossimo 12 aprile la mostra da lei curata per All Around Art e dedicata a Carlo Contini.
Sara Gelli
 

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