Lo stradario non fa l’integrazione

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Zainetto rosa sulle spalle, Irina, 9 anni, entra a scuola accompagnata dalla mamma. Questa bambina di orgine moldava che frequenta la quarta classe è solo uno dei tanti alunni stranieri iscritti alle scuole elementari della città di Carpi: su 3.243 bambini, 639 sono stranieri (19,7%), praticamente due alunni su dieci. Erano il 13,9% nell’anno scolasticoo 2005/2006.
Percentuali di una certa entità, dunque, che rendono bene l’idea del clima multietnico che si respira all’interno delle aule dove l’integrazione scolastica resta una grande sfida, a partire dalla distribuzione dei bambini stranieri nelle scuole della città. Alle Giotto la percentuale di stranieri oggi arriva al 43,3%: su 196 bambini, 85 sono stranieri, ormai si sfiora la metà degli alunni. Sono due i problemi che questa distribuzione non omogenea e basata sull’arcaico metodo dello stradario comporta. Innanzitutto per i bimbi perché in una classe composta per la maggior parte da stranieri non c’è integrazione. In secondo luogo per i genitori, tra i quali prevale la percezione, probabilmente non fondata, che nelle scuole in cui la presenza di immigrati è così alta la qualità dei servizi offerti sia inferiore. La conseguenza è che l’utenza ‘autoctona’ cerca rifugio da altre parti. Un problema che avevamo sottoposto già dal 2005 all’Amministrazione Comunale affinché lo affrontasse con dirigenti e docenti scolastici, per trovare una soluzione, ma le autorità continuano ad affidarsi all’infallibile sistema dello stradario.
S.G.

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