Il fondo made in Carpi

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A Londra, una banca tedesca, la Commerzbank, ha scelto di investire in un fondo Made in Carpi e ha lanciato un certificato legato all’andamento della Sicav Atomo Multistrategy. Non solo: lo stesso certificato è sbarcato a Piazza Affari in quanto la stessa banca ha richiesto che fosse quotato.
La soddisfazione di Gianfranco Luddeni, promotore finanziario per conto della Millennium Sim, per la quale si occupa di consulenza e collocamento, è evidente perché, oltre a garantire una migliore gestione per i clienti, è innegabile che Atomo Sicav rappresenti un primo segnale d’inversione di tendenza per Carpi, dove le banche hanno da anni abbandonato il loro ruolo cedendo a terzi, quasi sempre stranieri, il campo dell’asset allocation.
Per esempio, il 30 marzo 2005, la Cassa di Risparmio di Carpi a Milano sottoscrisse l’accordo per trasferire il ramo d’azienda relativo alle attività di Gestioni Patrimoniali a Pioneer: da quel giorno l’asset manager globale  avrebbe gestito i risparmi dei carpigiani.
Gli uffici che si occupavano delle gestioni patrimoniali in via Berengario furono chiusi e si persero decine di posti di lavoro. I locali del centro storico non erano più affollati di impiegati in pausa pranzo,  ma, soprattutto, si perse know how, ovvero conoscenze e competenze.
Questo è solo un esempio e non si tratta di un caso isolato poiché la stessa cosa è avvenuta, salvo rare eccezioni, in tutte le altre banche e in tutte le città italiane. Il rischio è che non si riesca più a stare al passo nell’asset allocation, dove le normative cambiano e le cose si evolvono continuamente e così non ci resta che affidare i nostri soldi a società straniere che ci possono rifilare ciò che vogliono, anche titoli tossici, senza che ce ne accorgiamo. E’ già successo. “L’Italia si è complessivamente depauperata e ha perso terreno affidando a società straniere la gestione dei risparmi. Oggi è sempre più difficile recuperare soprattutto se le banche non invertono la tendenza. Si tratta di una scelta fondamentale a livello strategico: chi – si chiede Luddeni – sceglie i titoli su cui investire i risparmi degli italiani? Cedendo l’ asset allocation agli stranieri si demanda loro la responsabilità di decidere su che titoli investire i patrimoni degli italiani. E gli stranieri lo sanno che noi abbiamo i risparmi”. Per questo Luddeni si è fatto promotore tramite la Millennium Sim di una Sicav (Società di Investimento a Capitale variabile) “in conformità alla legge lussemburghese, una delle più aggiornate rispetto alla disciplina europea sui fondi comuni d’investimento (mentre in Italia si registra un notevole ritardo nel recepire le norme europee). Le Ucits III (Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities) tutelano il più possibile il risparmiatore rispetto alla possibilità di perdere denaro”. Le Sicav Ucits sono tenute, per esempio, alla pubblicazione giornaliera o settimanale del bilancio e il loro valore è facilmente reperibile su Bloomberg insieme alla comunicazione di qualsiasi variazione.  “Mantenere la gestione dei soldi degli italiani nel nostro Paese è fondamentale. Non possiamo permettere che i nostri risparmi vengano delocalizzati all’estero e gestiti da società straniere”.
Le grandi banche d’affari che, nel 2007, nel nome della finanza speculativa, si mangiarono l’economia reale potrebbero tornare e cornetti e amuleti potrebbero non bastare per evitare di ritrovarsi in tasca, inconsapevolmente, titoli tossici.
E per Luddeni non vale la giustificazione di chi ammette sconsolato che il disastro ‘non era prevedibile’ perché, sottolinea il promotore “il discorso di Ron Paul davanti al Congresso degli Stati Uniti nel 2006 e, prima ancora, quello di Ed Yardeni in From bubble to bubble, nel 2002, anticipavano la bolla con spiegazioni, tempistica e nomi dei protagonisti”.
Sara Gelli
 

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