“Il mio viaggio verso le Primarie”

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La sua corsa alle Primarie come candidato sindaco del Pd, Alberto Bellelli sceglie di iniziarla citando Marcel Proust, quando sosteneva che il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi. “Intendo guardare a queste Primarie come a un viaggio”. E parte dal casello dell’A22 il percorso che, seguendo diverse tappe, porterà il giovane assessore alle Politiche Sociali e già assessore alla Cultura a toccare i vari nodi di interesse della comunità – dal lavoro alla scuola, passando per il sociale e la sanità, fino a cultura e ambiente – confrontandosi, come ha dichiarato, con gli stessi attori che queste tematiche le affrontano ogni giorno. “Voglio guardare Carpi con gli occhi degli altri, degli imprenditori che fronteggiano la crisi, dei giovani che si sentono esclusi, dei dipendenti pubblici e di quelli dell’ospedale”. Nella sua campagna che, almeno stando agli annunci, si preannuncia come ‘porta a porta’, Bellelli punta anche su quelli che sono i tratti che ne hanno fatto uno degli esponenti più apprezzati delle ultime due giunte Campedelli. “Mi candido con spirito di curiosità ed entusiasmo e se ho scelto di impostare la campagna delle Primarie in questo modo è perché ricalca la mia personalità. Vorrei essere il gregario di questa città, aiutare gli altri a raggiungere i propri obiettivi. Ho infatti visto le potenzialità di Carpi come assessore alla Cultura da un lato, mentre dall’altro ho toccato con mano la crisi, alle Politiche Sociali, nel momento più drammatico”. Tra i tanti temi accennati durante la conferenza stampa – svoltasi su di un autobus itinerante per trasmettere l’idea di viaggio –  l’idea di fondo è quella di “rilanciare il protagonismo di Carpi al di fuori dei suoi confini. Attraendo impresa e turisti – magari scommettendo su un asse con Mantova, Verona e Trento – puntando su quella qualità della vita che la nostra città ha sempre comunicato e rappresentato. Qualità della vita che, per sempre più persone, è messa in drammatica discussione dalla crisi ma alla quale bisogna ambire”. La volontà del candidato è insomma quella di proporsi come una sorta di facilitatore delle idee, energie e potenzialità che, ne è convinto, in città già albergano. “Dato che le idee non mancano, occorre andare da chi le ha, per far sì che non corrano il rischio, nell’incapacità di realizzarsi, di non diventare azione concreta”. Un accenno anche alla discontinuità: “il prossimo Bilancio, a differenza degli ultimi, dovrà dire chiaro e tondo che un progetto e una visione sono stati rilanciati”. Insomma basta a una Carpi arroccata in difesa contro la crisi, la paura del futuro e il timore di quel che il cambiamento potrà portare, bensì una città all’attacco, capace non solo di conservare quel che resta di un patrimonio che, ogni anno, si assottiglia sempre più, ma di investire nel proprio futuro, andandogli incontro. “Non si può più ragionare per comportamenti stagni. Abbiamo una città bellissima che però va promossa con uno sforzo collettivo. Una figura che in questo senso dovrà diventare assolutamente centrale è quella del cacciatore di bandi a livello europeo. Agostino diceva che la speranza ha due bellissimi figli, il coraggio e lo sdegno. Io vedrò dove ci sono coraggio e coraggio di cambiare”. Ascoltandolo enunciare i suoi propositi con sincero entusiasmo, un pensiero ritorna insistentemente ad affacciarsi alla mente: il primo a dover dimostrare di avere coraggio dovrà essere proprio lui, anche attraverso qualche gesto di discontinuità che potrebbe irritare alcuni esponenti del partito nel quale si è formato, poiché è impossibile innovare una città senza avere, prima di tutto, la voglia, la capacità e la determinazione di innovare se stessi. Rompendo, se è un bene, anche pratiche e modalità che, sebbene consolidate, iniziano a mostrare decisamente l’usura del tempo perché pensate per un altro tipo di società, con condizioni economiche e sociali differenti.
Marcello Marchesini

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