Grido d’allarme: il Comune riduca il salasso

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 Il messaggio è stato chiaro. Oltre al Governo Letta, che deve prendere provvedimenti urgenti per diminuire la tassazione a carico di cittadini e aziende,  anche il Comune di Carpi deve fare la sua parte bloccando la pressione fiscale.  I presidenti delle quattro associazioni artigianali e dei commercianti hanno parlato in termini drammatici della situazione esistente anche localmente e Roberto Zani di Cna, Valerio Forghieri di Confesercenti, Giorgio Vecchi di Confcommercio e Maurizio Lusvardi di Confartigianato Lapam hanno detto a chiare lettere che anche il Comune di Carpi è entrato nel tunnel dei rincari. Nel 2012 la sola Imu ha generato un gettito aggiuntivo di oltre 7 milioni di euro, rispetto all’anno precedente, determinando addirittura un avanzo di cassa di 1 milione e mezzo. Se alla quota Imu  si aggiunge l’addizionale Irpef regionale, l’aumento del prelievo sui redditi ha superato i 21 milioni. E nel 2013 si è sommata la Tares con la quota aggiuntiva sui servizi individuali che andrà a prelevare dalle tasche dei carpigiani un altro milione e 300mila euro”. E’ urgente dunque – hanno ribadito – che il Comune proceda a una riduzione dell’Imu per attenuare il salasso Tares, prendendo ad  esempio il Comune di Castelfranco il quale ha abbassato di due punti percentuali l’aliquota Imu sugli immobili destinati ad attività produttive. “Evidentemente tagliare i costi si puo”, è stata la polemica conclusione. 

Sia Zani che Forghieri hanno poi aggiunto come “sia indispensabile invertire la tendenza all’aumento esagerato della tassazione, abbassandola, anche perché  sinora è stata senza contropartite utili alla collettività. E’ necessaria insomma una cura dimagrante  anche in Comune”. Lusvardi, dal canto suo, ha parlato di Carpi  “non più come di un’isola felice, bensì assalita da abusivismo, contraffazione delle sue eccellenze e interessata dal fenomeno dell’usura. E tutto questo con una burocrazia cieca  e sorda, non diversa da quella statale, che produce inutili ritardi e complicazioni  nelle pratiche di commercianti  e artigiani”. Lamentando infine il mancato rispetto delle promesse elettorali come nel caso del vigile di quartiere utile per garantire ai cittadini un senso di sicurezza che non esiste più. Infine Vecchi ha fornito dati allarmanti sulla situazione della realtà carpigiana  a fine 2013. Dal 1° gennaio al 30 novembre, sono state 467 le imprese e i negozi che hanno chiuso definitivamente in città. Aggiungendo una battuta amara sulla continua apertura di iper e supermercati che danneggiano pesantemente il tessuto delle piccole e medie attività commerciali. “La grande distribuzione continua a ripetere che l’apertura di nuovi grandi magazzini produce nuova occupazione, mentre è vero il contrario. Su ogni nuovo assunto, il settore del commercio tradizionale ne espelle tre, a causa appunto della concorrenza degli iper”.

Cesare Pradella

 

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