La prima ricostruzione tra mille difficoltà

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Finalmente una notizia positiva dalla Bassa, dopo un anno e mezzo di distruzione e macerie. Finalmente, nel paesaggio desolante del post-sisma, ecco sorgere un baluardo di speranza: una casa. Nuova, bella nella sua semplicità, all’avanguardia nelle tecniche di costruzione. La prima casa di Rovereto sul Secchia ricostruita da zero dopo il terremoto. Dopo diciotto mesi di sofferenze, il segno che forse il paese può rinascere. Eppure, dietro la buona notizia, si celano ancora tanti, troppi ostacoli. Abbiamo incontrato la famiglia che abiterà in questa nuova casa: persone dagli occhi sinceri e gentili, e ancora in grado di regalare un sorriso, nonostante tutte le difficoltà.
Dopo la demolizione della vostra casa, gravemente danneggiata dal sisma, avete deciso di ricostruirla, nello stesso luogo. Com’è il nuovo edificio?
“La nostra idea è stata quella di costruire una casa “alla trentina”. Molti pensano subito alle baite di montagna, di legno; in realtà si tratta di un metodo di costruzione antisismico e ad altissima efficienza energetica, molto utilizzato in Austria e nei paesi nordici. La struttura della casa è stata tirata su in un giorno, praticamente: si tratta di pannelli di legno, prefabbricati e già predisposti per tutti gli impianti, trasportati dal Trentino e montati nel giro di una giornata. Poi questi pannelli verranno isolati con la lana di roccia e un cappotto esterno, per ridurre al minimo la dispersione termica. Infine, le pareti sia dentro che fuori saranno intonacate e non si noterà che la struttura è di legno: esteticamente, una volta finita sembrerà una casa come tutte le altre. La differenza fondamentale è che si tratta di una casa dotata di tutti i più moderni sistemi tecnologici: riscaldamento a pavimento, impianto di ventilazione interni, pannelli fotovoltaici e molti altri accorgimenti che permetteranno una grande efficienza energetica”.
Quando sono iniziati i lavori di ricostruzione di questa nuova casa?
“La nostra abitazione, gravemente compromessa dal sisma, è stata demolita lo scorso febbraio, e fin da subito ci siamo attivati per partire con la ricostruzione il prima possibile; ci siamo informati sulle varie tipologie di edificazione, abbiamo letto tutte le ordinanze della Regione, abbiamo cercato di capire come funzionasse il Mude, e a fine luglio abbiamo presentato il progetto in Comune. La domanda di contributo per la ricostruzione è stata accettata dopo pochi giorni, ed è stato avviato il procedimento. La richiesta, però, è tuttora in istruttoria tecnica presso il Comune, che entro 60 giorni, avrebbe dovuto comunicare il contributo assegnato oppure il rigetto della richiesta. Questi 60 giorni scadevano il 1’ ottobre, e noi, basandoci sul silenzio assenso, una settimana dopo abbiamo iniziato a costruire. Ma sono passati ormai 100 giorni, e ancora non sappiamo nulla di preciso. Abbiamo chiamato più volte l’ufficio tecnico per chiedere notizie, spesso invano, e la settimana scorsa ci è stato detto che il ritardo nelle pratiche è dovuto al fatto che hanno chiesto delle integrazioni al progetto, e che le comunicheranno al nostro ingegnere; ma non ci hanno spiegato nulla di più, e non riusciamo a capire cosa ci sia che non va: abbiamo presentato un progetto seguendo alla lettera le indicazioni contenute nelle ordinanze, rispettando esattamente la stessa metratura della vecchia casa”.
E’ un problema di
comunicazione?
“Sì, il problema è proprio questo: non riusciamo ad avere risposte, spesso ci sentiamo trattati come se queste informazioni non ci riguardassero, ma si tratta della nostra casa! Tutto quello che chiediamo è un chiarimento, abbiamo paura che ci blocchino i lavori. E’ una situazione davvero esasperante, che a lungo andare fa venir meno la fiducia anche ai più ottimisti”.
Nonostante la mancanza di certezze sull’erogazione dei contributi, i lavori di costruzione stanno procedendo.
“L’impresa trentina a cui abbiamo affidato i lavori ha iniziato la costruzione in fiducia, non ha intascato niente ancora. E’ una ditta che sta lavorando davvero a regola d’arte, in modo molto serio. Anche l’ingegnere non ci ha chiesto nulla. Noi non abbiamo dato nessun acconto, aspettiamo che arrivi il contributo con la cambiale Errani, per non rischiare di complicare ulteriormente i passaggi burocratici”.
Com’è la situazione a Rovereto?
“Siamo stati i primi di Rovereto a partire con la ricostruzione totale, finora i pochi contributi erogati sono andati solo a favore di riparazioni parziali; e molte persone ancora non sanno come procedere, si trovano smarrite. Siamo partiti sperando di poter aprire la strada della ricostruzione anche per il resto della comunità, ma ci siamo arenati nelle lungaggini burocratiche. Potevamo essere un esempio da seguire, e invece siamo a questo punto. Il Comune ha ammesso di essere in ritardo, le richieste di contributi sono numerose e stanno procedendo lentissime. Noi capiamo che la situazione è difficile e nessuno era preparato per affrontarla: forse il sindaco dovrebbe chiedere aiuto per cercare di smaltire tutte queste domande, dovrebbero potenziare l’organico dell’ufficio tecnico, altrimenti ci vorranno decenni per riuscire a risollevare il paese. E vedere tutto questo porta le persone a perdere la speranza”.
Laura Benatti

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