In stazione tra pendolari e disagi

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Una mattina qualunque, in stazione a Carpi. E’ venerdì 8 novembre, sono le 7:10, e la sala d’aspetto è più affollata del solito: oltre ai pendolari, c’è una scolaresca in gita, in attesa del treno per Mantova. Lo sguardo, appena arriviamo al binario 1, si alza invano verso lo schermo per controllare la situazione dei treni in arrivo: il monitor è fuori servizio. Ci addentriamo allora nella sala d’aspetto, fra bambini vocianti e genitori, fino all’altro schermo: nessun ritardo segnalato, tutti i treni della prima mattinata sono attesi in orario. Questa dovrebbe essere la normalità, direte voi. E, invece, per il pendolare della linea Modena-Carpi-Mantova si tratta di una notizia esaltante e quasi inaspettata: “oggi, finalmente, forse riuscirò ad arrivare all’ora prevista”. Ed effettivamente, in stazione, tutti ci confermano che siamo capitati in una giornata quasi eccezionale. Del resto, i viaggiatori abituali di questa linea lamentano da anni una situazione disastrosa e solo nelle ultime settimane si sono registrati due episodi particolarmente gravi di disservizio. Il 25 ottobre, per più di due ore, i treni della mattina per Modena e Mantova sono stati soppressi a causa di un guasto a un treno avvenuto la sera precedente. Il 6 novembre si è verificato un ulteriore caso di soppressioni a catena: in una sola mattinata su questa linea sono state cancellate 11 corse, mentre altri 10 treni hanno subito ritardi superiori a 10 minuti. In attesa del treno delle 7:25 per Modena, abbiamo raccolto le voci, spesso più rassegnate che arrabbiate, di studenti delle superiori, universitari, lavoratori, tutti frequentatori abituali della stazione.
“I treni sono spesso in ritardo o cancellati e noi arriviamo tardi a scuola; i professori si arrabbiano molto, perché in questo modo a volte perdiamo le verifiche e le interrogazioni della prima ora e, ovviamente, poi ci sono conseguenze sui voti alla fine dell’anno. Inoltre, quando il treno viene soppresso, gli autobus sostitutivi sono troppo pieni e non c’è spazio per tutti”, dicono Alice e Agnese, che stanno andando a scuola a Modena. Un uomo giovane e dall’aspetto distinto, con giacca, cravatta e valigetta, si sottrae all’intervista bisbigliando: “no, non voglio dire nulla: mi lascerei scappare troppe parolacce, sono davvero arrabbiato”. Un altro lavoratore, pendolare a Modena da 33 anni, ci racconta invece volentieri quello che vive ogni giorno per andare al lavoro: “devo dire che negli anni, la situazione mi è sembrata un po’ migliorata in generale, anche se i disagi continuano a essere frequenti: questo treno, ad esempio, che dovrebbe partire alle 7:25, è sistematicamente in ritardo di 10 minuti. Io sono fortunato, perché mi fermo a Modena: quelli che devono recarsi a Bologna, invece, spesso perdono le coincidenze. Trenitalia ci regala un abbonamento ad aprile per scusarsi di tutti i disagi sopportati durante l’anno, ma non mi sembra una soluzione: noi vorremmo pagare il nostro abbonamento regolarmente e avere il servizio che ci spetta in cambio. Nient’altro”. Alcuni ragazzi che frequentano le superiori a Palidano, in attesa del treno diretto verso Mantova ci raccontano di ritardi quasi ogni giorno, sia all’andata che al ritorno, con disagi che si ripercuotono anche sulle famiglie, costrette ad accompagnare i figli in macchina o ad aspettare il loro arrivo dopo la scuola anche per 40 minuti in stazione a Carpi. Raffaella, che lavora a Bologna, ci dice che negli ultimi tempi ha notato numerose soppressioni di treni da Carpi a Modena, che le fanno poi perdere le coincidenze per Bologna, costringendola ad arrivare al lavoro con grandissimo ritardo. Compriamo un biglietto per Modena, che costa 2,10 €, e il bigliettaio ci dice che i principali problemi di questa linea sono i treni troppo vecchi e la mancanza di personale; “e poi oggi è una giornata buona. Due giorni fa è stato terribile, c’era la sala d’aspetto piena e tutti i treni cancellati”. Obliteriamo il biglietto e saliamo sul treno delle 7:25, che parte puntuale, insieme a Eugenia, studentessa pendolare da 9 anni (prima alle superiori a Modena e adesso all’Università a Bologna), che è infuriata: “il servizio negli anni è peggiorato. Frequenti ritardi e soppressioni, spesso senza spiegazione; c’è una grande lentezza nel ripristino dei guasti, tanto che a volte si rompe un treno di sera e la mattina dopo è ancora tutto in tilt. Inoltre i convogli sono sporchi e vecchi, con molte porte non funzionanti che rappresentano una minaccia alla sicurezza. I biglietti poi sono davvero troppo cari e possono essere parzialmente rimborsati solo in caso di ritardi superiori a un’ora. Per chi ha l’abbonamento, invece, non c’è modo di farsi risarcire”. Il treno su cui viaggiamo ha sei carrozze e quasi tutti riescono a trovare posto a sedere, altra cosa non scontata, raccontano alcuni studenti: molte volte capita che in orari di punta ci siano treni con appena due carrozze e molti sono costretti a stare in piedi. Camminando lungo il treno, una porta scorrevole fra due vagoni è bloccata, impedendo così il passaggio da una parte all’altra del convoglio. Nessun cartello segnala il guasto. Per il resto, il viaggio per Modena prosegue tranquillo, arrivando a destinazione con solo pochi minuti di ritardo. Non segnalati, ovviamente. Ma nessuno vi dà peso: del resto, quattro o cinque minuti sono nulla per i pendolari della Modena-Mantova, abituati a ben di peggio.
Laura Benatti

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