La burocrazia ci ammazza

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L’aveva denunciato varie volte il nostro giornale raccogliendo le lamentele e le proteste dei terremotati novesi che hanno perso casa e lavoro; lo aveva ribadito il Gruppo consigliare di minoranza Progetto Comune ma, ora, finalmente, anche la Giunta Comunale del sindaco Luisa Turci è costretta ad ammetterlo. Le centinaia di ordinanze del presidente della Regione, Vasco Errani, non fanno altro che rallentare l’opera di ricostruzione di case e fabbriche, con gravissimi danni economici per tutta la comunità locale e il perpetuarsi di uno stato di grandissima sofferenza per le centinaia di persone ancora fuori casa o rimaste senza lavoro dopo il crollo dei capannoni artigianali dove lavoravano.
Basta un dato per chiarire la gravità della situazione: dopo un anno e mezzo dal terremoto, solo 86 fabbricati hanno ottenuto il riconoscimento della cosiddetta Cambiale Errani su un totale di 1.600 fabbricati danneggiati. E questo perché le norme burocratiche imposte dalla Regione ai cittadini prevedono che ogni pratica presentata dal terremotato debba essere visionata e controllata dai funzionari della Regione e, se ritenuta corretta, è sottoposta a un’istruttoria formale che deciderà il reale diritto al contributo economico, la cui entità sarà autorizzata attraverso la Cambiale Errani.
Ottenere questo riconoscimento non equivale tuttavia a ricevere il denaro. La cambiale è una sorta di pagherò e il contributo verrà elargito una volta che si saranno realmente eseguiti i lavori che dovranno essere documentati da fotografie, computo metrico, calcoli strutturali, autocertificazioni e altri documenti.
Ed è solo dopo che il Comune avrà rilasciato il SAL (stato di avanzamento dei lavori) e l’autorizzazione di pagamento alla banca del terremotato, che il contributo verrà rilasciato. Tutto questo eccesso di burocrazia, carte bollate e sordità di fronte ai problemi impellenti della gente, ha portato a erogare sinora appena 1 milione di euro sui 4 milioni di lavori riconosciuti dalla Regione ma non ancora approvati.
Le lamentele del Comune alla Regione, che hanno portato a incontri periodici tra tecnici comunali e regionali, riguardano anche le difficoltà a comprendere dove e come applicare le norme sul miglioramento sismico, le contraddizioni tra una norma e l’altra, quando applicare il modello informatico Mude o Sfinge, le risposte vaghe e generiche spesso date dagli stessi funzionari della Regione ai singoli interessati o ai loro tecnici progettisti. Tutto ciò non ha fatto altro che aumentare la confusione, accresciuta dalla carenza di personale qualificato nei Comuni terremotati chiamati a un primo esame delle pratiche con conseguenti ritardi nell’inoltro alla Regione e la ristrettezza dei tempi quando viene chiesto di modificare, correggere o integrare i progetti presentati.
Insomma, caos e ritardi con conseguente disagio, scoraggiamento, mortificazione per i cittadini che, oltre a essere stati gravemente e seriamente danneggiati dal terremoto, avvertono ora una sorta di inaccettabile beffa burocratica ai loro danni.
Cesare Pradella

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