Papilloma virus: il pap test è la miglior difesa!

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Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, almeno il 75% delle donne sessualmente attive nel mondo si infetta nel corso della propria vita con un papilloma virus e oltre il 50% con un tipo ad alto rischio tumore. In Italia, studi condotti in donne di età tra i 17 e i 70 anni, in occasione di controlli ginecologici di routine o di programmi di screening, mostrano una prevalenza per qualunque tipo di Hpv compresa tra 7 e 16%. La prevalenza aumenta al 35-54% in caso di donne con diagnosi di pap test anormale, per raggiungere il 96% in caso di displasia severa o oltre. Il papilloma virus è affare di tutti: uomini, donne e, in piccola percentuale, bambini. Ma come si trasmette e quali sono i sintomi? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Federica Piccinini, ginecologa del Reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Ramazzini di Carpi.
Dottoressa cos’è il papilloma virus?
“Il virus Hpv (Human Papilloma Virus) infetta la specie umana, provocando proliferazioni cutanee e delle mucose e alterazioni cellulari che si rilevano mediante il pap test. Esistono oltre 120 tipi di papilloma virus: di questi circa una dozzina vengono considerati genotipi ad alto rischio in quanto capaci di integrare il dna del virus nelle cellule determinando alterazioni a livello cellulare che possono provocare infezioni dell’apparato genitale (principalmente al collo dell’utero e alla vagina) di diverso grado e possono persistere nel tempo. Generalmente queste infezioni sono transitorie in quanto efficacemente combattute dal nostro sistema immunitario e, in circa il 90% dei casi, in 6/18 mesi, guariscono spontaneamente. I genotipi al alto rischio invece, sono più difficili da combattere e possono evolvere in neoplasie”.
Come si entra in contatto col virus? E’ trasmissibile per via sessuale?
“Il papilloma virus si trasmette attraverso un contatto intimo che può non prevedere rapporti sessuali completi. Basta toccare i genitali esterni o avere rapporti orali o anali. Molto raramente il virus può trasmettersi da madre a figlio: durante il parto infatti, le lesioni materne al collo dell’utero o alla vagina possono provocare infezioni al cavo orale del nascituro. L’incidenza però è talmente bassa che non si rende necessario ricorrere al parto cesareo. Il papilloma virus può, nell’adulto, provocare tumori al cavo faringeo o all’ano (neoplasia spesso asintomatica e dalla manifestazione tardiva)”.
Il tumore del collo dell’utero è il primo tumore che l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce come causato da un’infezione virale. In che percentuale il papilloma virus è una delle principali cause del cancro al collo dell’utero?
“Oltre il 70% dei tumori al collo dell’utero è dovuto a infezioni persistenti da Hpv 16 e 18. Dall’infezione allo sviluppo del tumore possono passare molti anni (anche venti)”.
L’Hpv può provocare nelle donne l’insorgenza di condilomi: cosa sono?
“Sono escrescenze rosee, frastagliate sull’apice e, alle volte, pruriginose, estremamente contagiose, nella regione perianale, nel collo dell’utero o in vagina rilevabili tramite pap test”.
Il papilloma cosa provoca negli uomini?
“L’uomo può avere condilomi o, al contrario, essere completamente asintomatico. L’assenza di un esame di screening come il pap test rende difficile capire se l’uomo è entrato in contatto col virus”.
La prevalenza delle infezioni da Hpv varia con l’età?
“Sono due, secondo i dati del Registro Tumori, le fasce che presentano picchi di infezione: tra i 25 – 30 anni e nelle over 65. Ricordiamo che l’infezione può restare latente per anni e, con l’avanzare dell’età le difese immunitarie calano”.
Come si cura l’infezione da Papilloma virus?
“Per l’infezione non esiste una cura specifica. Per prevenire o diagnosticare tempestivamente le alterazioni delle cellule del collo dell’utero, che possono essere provocate dal virus Hpv, occorre eseguire regolarmente il pap test, esame principe per individuare le lesioni non visibili, in questo modo ci si potrà accorgere per tempo se si stanno formando alterazioni sospette delle mucose del collo dell’utero”.
Qualora il pap test sia anomalo come si interviene?
“Si procede con una colposcopia, ovvero si osserva il collo dell’utero con un ingranditore e, mediante l’uso di due sostanze, si evidenziano le zone che potrebbero essere interessate dall’infezione. A quel punto si attua una biopsia della zona affinché il patologo sia in grado di definire il livello di alterazione: a fronte di displasie lievi non si fa nulla (se non un controllo a distanza), poiché nel 70% dei casi, l’infezione recede autonomamente se, invece, le lesioni sono moderate o gravi si procede con l’asportazione in anestesia locale e a livello ambulatoriale. I condilomi – sia negli uomini che nelle donne – vengono bruciati in anestesia locale”.
Esiste un vaccino?
“Esistono in commercio due vaccini: il bivalente contro l’Hpv 16 e 18 (responsabili del 70% dei tumori al collo dell’utero), e il quadrivalente che, oltre al 16 e al 18, contiene anche i sierotipi 6 e 11 (responsabili dei condilomi esterni). Il Servizio sanitario regionale garantisce la vaccinazione gratuita (tre iniezioni intramuscocolari nel deltoide nell’arco di sei mesi) a tutte le ragazze al compimento degli 11 anni d’età. Il vaccino infatti ha lo scopo di prevenire l’infezione, non di curarla: è opportuno quindi somministrarlo prima del possibile contatto col virus, cioè prima dei rapporti sessuali. Se si è già entrati in contatto con il papilloma l’efficacia della vaccinazione si riduce al 40% circa. Poiché circa il 30% dei tumori del collo dell’utero non è provocato dal papilloma è importante eseguire regolarmente il pap test anche se si è vaccinate”.
Jessica Bianchi

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