La parola agli autori dei maltrattamenti

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“Mio figlio, non c’entra nulla”

“E’ successa una cosa che mi ha fatto riflettere – racconta Francesco, 42enne artigiano modenese – l’insegnante di mio figlio di 9 anni mi ha chiesto se in casa ci fosse qualche problema perché il bambino stava andando male a scuola, era distratto e insolitamente aggressivo coi compagni. Allora ho provato a pensare a ciò che succede in casa nostra. Io lavoro un sacco di ore, mia moglie anche e tra noi le cose non funzionano più, a volte lei mi esaspera, litighiamo, e mentre urlo, le do una sberla o la spintono. Magari può essere che a volte cada in terra ma poi tutto finisce lì e facciamo la pace. A dire la verità qualche volta dice che se ne vuole andare, poi però rimane, perché in fondo mi vuole bene. Alla fine dei conti siamo pur sempre una famiglia. E poi il piccolo Matteo, mio figlio, non c’entra nelle nostre liti, magari sta nella sua camera, solo, e ci ascolta discutere”.

“L’unico modo per farla tacere era darle un paio di schiaffi”

“Ci siamo sposati giovani, io e mia moglie Gianna – racconta Mario – e dopo un anno e mezzo è nato Sandro che oggi ha dodici anni. Abbiamo sempre discusso, ma penso capiti a molte coppie. A volte era già successo – confessa – l’unico modo per farla tacere, per fermare il suo fiume di parole e le sue recriminazioni era darle un paio di schiaffi, non per farle del male, ma perché la smettesse di provocarmi con il suo disprezzo. Però l’ultima volta ho un po’ esagerato, e lei si è dovuta far medicare al Pronto Soccorso. Nei giorni seguenti mi ha costretto a uscire di casa, minacciando di denunciarmi. E ora vuole separarsi”. Da allora sono passati tre mesi, i due si sono sentiti diverse volte per telefono e “Gianna dice che le manco, e forse si potrebbe riprovare, ma vuole che prima io cambi. Non so se ancora ho capito ma credo che debba cambiare anche lei, mentre io proverò a non alzare più le mani, perché vorrei riavere mia moglie ”.

Mi sentivo deluso e la mia mano non si è fermata

“Quella mattina, dopo una notte che sembrava non finisse mai, mi sono sentito deluso e arrabbiato con la mia compagna, con il mio gatto, con i miei quadri e con tutto quello che girava intorno. Ancora una volta – spiega Mauro – dopo l’ennesimo litigio, la mia mano non si è fermata così come non si erano fermate le parole e le spinte. Poi le botte, le urla e il sangue. Già, il sangue. Quella mattina ho capito. Ho capito che me la stavo raccontando, cercando sempre delle giustificazioni. Così sono venuto da voi (i professionisti del centro Ldv ndr). Ho prima telefonato, ricordo. Quando ho sentito la voce del centralino, avevo il respiro corto e il cuore in subbuglio. Poi finalmente mi sono fatto coraggio. I lividi su Giovanna erano ancora lì, davanti ai miei occhi. Tornato a casa le ho detto che volevo cambiare. Una volta per tutte. Da solo non ci sarei mai riuscito. Per questo, le ho detto, ho preso un appuntamento da uno psicologo di questo nuovo centro. Esattamente quel pomeriggio gli psicologi mi hanno ascoltato. Non mi sono sentito giudicato, così ho deciso di rimettermi in discussione. Avevo sempre pensato di poter gestire e controllare tutto, ma ora sto cominciando a capire che cambiare è possibile. In questi mesi i lividi di Giovanna sono spariti. Il cammino è solo all’inizio, ma io ora sono qua”.

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