L’Avis: serve sangue

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“Non avrei mai pensato di dover avere bisogno di sangue”, invece è toccato proprio a lei e, solo grazie alla trasfusione, oggi si è ripresa, ormai quasi completamente.
Monica Manzini, 31 anni, ha partorito all’ospedale di Carpi il primo giorno di giugno ed è stata dimessa, come da prassi, dopo due giorni insieme al suo piccolo Leonardo. “I guai sono arrivati dopo sedici giorni: in piena notte ho avuto una grave emorragia a causa di un residuo di placenta”. Immediato il ricovero e l’intervento chirurgico effettuato d’urgenza, dopo solo mezz’ora. “Purtroppo però avevo perso tantissimo sangue ed ero debolissima. Pe questo è stata disposta una trasfusione di sangue”, due sacche per un totale di circa 900 grammi. Dal Centro trasfusionale di Modena il sangue è arrivato a tempo di record e le condizioni di Monica sono sensibilmente migliorate, giorno dopo giorno. “Il mio primo pensiero è andato ai possibili rischi a cui andavo incontro sottoponendomi alla trasfusione ma sono stata subito rassicurata da tutti”. La fortuna di Monica è anche quella di essere sposata con Luca Casalgrandi, donatore, consigliere e collaboratore dell’Avis: la persona giusta per spiegarle i rigorosi controlli a cui il sangue donato viene sottoposto e i parametri standard che vengono richiesti. “Può capitare a chiunque di aver bisogno di sangue – racconta Luca – ma mai avrei immaginato che sarebbe potuto servire proprio a mia moglie”.
Anche per Severino Marchi è stata disposta una trasfusione dopo una lunga degenza nel reparto di Medicina. “Dopo dieci giorni di febbre alta, probabilmente dovuta a un’infezione, l’emoglobina era scesa a 7.2, un livello troppo basso. I medici hanno allora disposto la trasfusione di sangue”. Severino non ha avuto altri pensieri che quello di guarire velocemente e oggi si sente in debito con l’Avis.
L’ospedale di Carpi ha un grande fabbisogno annuo di sangue: per un intervento chirurgico si utilizzano, a seconda della complessità, da 2 a 10 sacche, in casi eccezionali anche venti. Per un trapianto di cuore da un minimo di dieci a quaranta sacche.
Fino a oggi il sangue donato dai volontari Avis ha permesso di soddisfare tale richiesta ma c’è bisogno di nuovi donatori prima di ritrovarsi a dover decidere di rimandare interventi chirurgici programmati. In altre regioni è già allarme, mentre l’Emilia, che per anni ha sostenuto chi era in difficoltà grazie alla sua ottima organizzazione di raccolta, oggi soffre e non è più in grado di aiutare chi è senza sangue.
“Anche a causa del terremoto – spiega Roberta Boccaletti, consigliere dell’Avis di Carpi – il trend delle donazioni ha segnato un calo. Chiediamo ai cittadini di farsi avanti e diventare donatori di sangue: anche un piccolo aumento percentuale permetterebbe al sistema sanitario di non perdere qualche pezzo. E’ quindi indispensabile aumentare il numero delle donazioni e dei donatori”.
Sara Gelli

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