Don Ivo: sacerdote da 70 anni

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Don Ivo Silingardi, l’intraprendente e amato sacerdote carpigiano, fondatore di una serie di importanti strutture educative, professionali e ricreative, festeggia, sabato 28 settembre, il suo 93esimo compleanno e 70 anni di ordinazione sacerdotale a Villa Chierici, alla presenza del vescovo monsignor Francesco Cavina, dei predecessori monsignor Tinti e monsignor Staffieri, del vescovo di Cesena monsignor Regattieri – per anni vicario della nostra Diocesi – e di sacerdoti, diaconi e rappresentanti di associazioni cattoliche. La Chiesa e la città di Carpi testimonieranno così che don Ivo Silingardi è davvero un uomo e un prete straordinario, pieno di idee e coraggio. Un prete che ha sempre respinto le luci della ribalta, che ha sempre vissuto con modestia e umiltà, manifestando un grande amore per i giovani. Un prete che non si è mai arreso davanti a nessuna difficoltà, nemmeno in tempo di guerra, quando ha conosciuto il carcere di San Giovanni in Monte a Bologna e di Sant’Eufemia a Modena, poiché componente della Brigata Italia dei partigiani cattolici né, tantomeno, negli anni difficili del dopoguerra quando, in alcune circostanze, seppe tener testa all’invadenza politica del Pci che aveva la pretesa di fungere da controllore di ogni attività e vedeva di malocchio questo intraprendente sacerdote che ‘sfidava’ i comunisti nell’impegno sociale e a favore della povera gente. E fu in quegli anni che iniziò la sua faticosa attività tesa a trovare un lavoro e una casa a disoccupati, poveri, diseredati ed emarginati.
La “festa” di sabato 28 settembre a Villa Chierici inizierà alle 11 quando verrà concelebrata una messa cui faranno seguito interventi di saluto e di encomio da parte del vescovo di Carpi, del sindaco e di altre autorità. La festa si concluderà con un buffet allestito dai ‘suoi ragazzi, ovvero i camerieri e i cuochi della Scuola alberghiera Nazareno, una delle sue tante realizzazioni.
Tutti a Carpi conoscono don Ivo Silingardi, ma vale la pena rammentare ai più giovani le tappe salienti di una vita vissuta all’insegna dell’operosità e dell’amore per il prossimo. Nel dopoguerra venne incaricato dal vescovo monsignor Prati di occuparsi della Pastorale del lavoro della Diocesi, incarico che assolse insieme a l’Onarmo e le Acli, mentre è degli Anni ’50 la realizzazione della Scuola alberghiera, una delle più apprezzate in Italia, riconosciuta poi dalla Regione come Istituto professionale, che ha sfornato, da allora, centinaia di cuochi e camerieri e ha avuto la soddisfazione d’essere chiamata a gestire per molti anni Casa Italia e Casa Modena alle Olimpiadi e ai Campionati del mondo. Di seguito realizzò la palestra Kennedy frequentata da centinaia di ragazzi, quindi la Cooperativa sociale Nazareno che ospita decine di giovani con disabilità che qui trovano serenità, affetto e sostegno. Fu anche stretto collaboratore di don Zeno Saltini fondatore di Nomadelfia, di don Armando Benatti dell’Opera Realina, di Marianna Saltini nella Casa della Divina Provvidenza dove, per decine di anni, ha celebrato la messa del mattino, di don Vincenzo Benatti nelle scuole professionali dell’Aceg.
Tante altre sono state le iniziative nate grazie all’intuito e alle capacità creative di questo generoso sacerdote. Lo testimoniano due carpigiani che lo hanno seguito e affiancato sin dal dopoguerra. Sono il geometra Luigi Boschini, suo consulente tecnico per tutte le strutture edilizie sorte in via Peruzzi, in via Rocca e al Passo di Costalunga e lo scomparso Vittorino Cavani, muratore divenuto con gli anni un apprezzato imprenditore edile. “Ho conosciuto don Ivo nel 1954, appena diplomato – racconta Luigi Boschini – e ho subito cominciato a collaborare con lui, affascinato dalla sua personalità e dai suoi progetti. Organizzammo un primo corso per giovani muratori all’interno di San Nicolò. Poi abbiamo costruito il primo fabbricato in via Peruzzi, poi il rifugio al Passo di Costalunga, sulle Dolomiti, che fungeva da casa di vacanza per i carpigiani. Abbiamo poi realizzato gli altri fabbricati che compongono l’attuale complesso della Scuola alberghiera di via Peruzzi, poi la palestra Kennedy che dedicammo all’allora presidente degli Usa appena scomparso”. Non meno entusiasta fu il ricordo di Vittorio Cavani, cugino della regista Liliana Cavani, che qualche anno fa disse: “rammento quando costruimmo il rifugio al passo dolomitico, coi pochi mezzi che avevamo a disposizione e con materiale che spesso ci veniva fornito gratuitamente. Don Ivo arrivava di quando in quando a controllare l’andamento dei lavori in sella alla sua moto, compiendo il tragitto da Carpi quando ancora non c’era l’Autostrada del Brennero. Sembrava don Camillo. Davvero un prete unico, di quelli che hanno speso una vita per gli altri senza badare mai al proprio tornaconto”. Don Ivo ama i rapporti umani, fuori dalle etichette e dalle formalità, con amici e conoscenti, così come gli piace conversare, quando torna a Carpi, con la regista Liliana Cavani, amica di lunga data, che rimprovera bonariamente per le scene ‘spinte’ di certi suoi film. A Carpi è amico di tutti: la sua generosità non ha limiti e ha una parola di conforto e di incoraggiamento per chiunque.
Qualcuno lo ha definito il don Bosco o il Filippo Neri carpigiano, oppure il Bernanos, l’autore del Diario di un curato di campagna: tutti paragoni calzanti che hanno caratterizzato i momenti più difficili ma anche fecondi della sua lunga avventura spirituale, materiale e morale. Don Ivo non fa mistero di essere stato uno dei primi carpigiani a recarsi a Medjugorje una trentina di anni fa per pregare la Madonna. Davvero un figlio illustre di questa terra, generosa quanto lui lo è col prossimo.
Cesare Pradella

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