Perchè parlar d’amore…

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Amare. E’ stato questo il tema che ha dominato la tre giorni dedicata alla Filosofia. In molti avevano storto il naso come se l’amore, in tutte le sue complicate declinazioni, potesse risultare banale. I numeri straordinari del festival (circa 200mila presenze complessive) li hanno smentiti. Amare infatti è un’azione potente. Riabilitare le passioni, di fatto elementi costituenti della coscienza, e auspicare il ritorno delle emozioni sulla scena pubblica e privata infatti, potrebbe farci re/imparare quel sentimento chiamato empatia. Essere (en) dentro al (pathos) sentimento significa infatti cambiare prospettiva, aprirsi all’altro, in una relazione di simmetrico riconoscimento. Essere-con-l’altro, con-sentire, condividere, donarsi, potrebbe scatenare quel rivoluzionario cambiamento di cui il nostro Paese ha tanto bisogno. Parlare d’amore non è mai semplice. Non vi è parola più equivoca. Troppo poco, infatti, si disquisisce di sentimenti, di anima e coscienza. Molti hanno disimparato l’amore. Non educati al sentimento, non sanno distinguere il confine tra amore di possesso e amore donativo, tra carne e spirito, amicizia e solitudine. In un’epoca dominata dalla tecnocrazia, l’uomo deve riprendere possesso delle “cose dell’amore”. Di quelle relazioni che la crisi di senso ha disintegrato e nelle quali papa Francesco, nella sua lettera a Eugenio Scalfari, intravede il carattere fondativo della stessa fede (ndr “la verità è l’amore di Dio in Gesù. Dunque la verità è una relazione”). E molto si è discusso circa la tossicità di talune relazioni, laddove l’amore diventa intransitivo e l’Eros manifesta la sua disposizione distruttiva e possessiva, come nel caso dell’amore assoluto di donne che amano troppo o di uomini che uccidono le proprie compagne poiché incapaci di convivere con l’abbandono, o dove resta incagliato nelle pieghe della propria immaginazione o del proprio desiderio senza cogliere l’amato come soggetto. Dove ferisce o gira a vuoto, preda comunque di attrazioni che si rivelano fatali. Persone sempre più fragili, oggi, mettono in scena duetti d’amore sempre più malati, tessendo legami fatti di solitudine e infelicità, spesso praticati on line. Equivoco e ambivalente, l’amore è una figura a tratti inquietanti: in essa si annida tutto e il suo contrario. Unione e separazione. Appropriazione e perdita. Appagamento e insoddisfazione. Vita e morte. E se, come scriveva Roland Barthes, “il discorso amoroso è oggi di un’estrema solitudine”, imparare il lessico e la grammatica di questo fraseggio può fare la differenza. Segnando la propria e l’altrui felicità.
Jessica Bianchi

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