Don Lino: un parroco vicino alla gente

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La città si è raccolta intorno al feretro di don Lino Galavotti, l’amato parroco di San Giuseppe Artigiano, morto all’età di 73 anni, sconfitto da un male incurabile. Nativo della frazione di Santa Croce, Lino Galavotti era stato ordinato sacerdote nel 1966 dall’allora vescovo, monsignor Artemio Prati. In occasione delle esequie, in una gremita San Giuseppe, sono stati installati anche alcuni autoparlanti sul sagrato per consentire al migliaio di fedeli presenti di seguire il rito funebre. Ai funerali hanno partecipato due vescovi, monsignor Francesco Cavina e il suo predecessore monsignor Elio Tinti, quaranta tra parroci e diaconi, cinquanta boy scout della parrocchia, molti dei quali in lacrime e una vera e propria folla di persone. Una straordinaria dimostrazione d’affetto quella manifestata dalla cittadinanza per don Lino Galavotti, il sacerdote che reggeva la parrocchia più popolosa dell’intera Diocesi di Carpi. In prima fila i tre fratelli di don Lino, Romolo, Leo e Tiziano, i nipoti, i parenti, il suo coadiutore don Xavier e il vicario vescovile don Carlo Malavasi. “Ancora una volta l’angelo della morte è venuto a visitare la nostra Diocesi – ha detto nella sua omelia il vescovo Cavina alludendo ai due parroci scomparsi nell’ultimo anno, don Claudio Pontiroli di Quartirolo e don Ivan Martini di Rovereto – ma noi siamo uomini di Dio e ognuno di noi andrà nella Casa del Padre come ha fatto ora don Lino, perchè Gesù chiamò a sè quelli che voleva perché stessero con lui”. Persino nelle sue ultime telefonate dal letto d’ospedale, don Lino manifestava il suo affetto. “Mi diceva: Eccellenza, le voglio bene e sono pronto a seguire la volontà di Dio. Don Lino è stato un uomo innamorato di Dio, un sacerdote fedele e ubbidiente e ora noi abbiamo l’obbligo di raccogliere la sua eredità spirituale affinché non vada dispersa. E ora che ci guardi da lassù – ha aggiunto il presule – don Lino ti do l’ultimo ordine: devi essere una spina nel fianco di Gesù perché ci dia nuovi sacerdoti e tanti uomini e donne disposti a servirlo qui in terra, come tu hai servito la causa del Signore con impegno e zelo pastorale, ammonendo di continuo i tuoi giovani collaboratori e i fedeli a non essere cristiani timidi”. A seguire, la lettura da parte degli scout di una serie di messaggi che hanno ricordato, con affetto misto a commozione, le doti di umanità e l’impegno sociale del parroco verso i poveri, gli ammalati, gli umili e i bisognosi. Un uomo – hanno sottolineato i giovani – che ha insegnato loro “a crescere nella fede con umiltà, serietà e spirito di servizio”. Un prolungato e accorato applauso ha poi accompagnato l’uscita del feretro dalla chiesa, sempre accompagnato dai due vescovi, dai fratelli, dai sacerdoti e dalla folla commossa che non si è allontanata dal piazzale fino a quando il carro funebre delle Onoranze Salvioli non si è mosso in direzione del cimitero di Santa Croce.
Cesare Pradella

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