“Non mi interessano nomi e storie personali, quel che conta è il contenuto”

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Renzi: si, no, forse…
“Diventa difficile fare una valutazione su un potenziale candidato che però candidato non è. Per coerenza, vaglierò ogni nome e il suo programma prima di accordare la mia fiducia all’uno o all’altro. Tra i programmi di Cuperlo e Civati, ad esempio, le differenze sono innegabili: dall’impostazione culturale all’idea di costruzione di un partito moderno. Non mi interessano nomi e storie personali, quel che conta è il contenuto: cosa dicono, cosa immaginano e, soprattutto, cosa propongono”.
Renzi ha rimandato ogni decisione a settembre: pensa voglia puntare alla leadership del Paese anziché a quella del Pd?
“Credo che questo resti il suo obiettivo prioritario. Del resto lo abbiamo conosciuto e ne abbiamo apprezzato le doti di grande comunicatore proprio in occasione del testa a testa con Bersani per la candidatura a premier della coalizione di Centrosinistra”.
Come commenta l’entusiasmo della gente di fronte a Renzi?
“Renzi non è soltanto un comunicatore, lui riesce a entrare in empatia con la gente e questa è una dote innegabile”.
Cosa si aspetta dal congresso?
“Non vorrei diventasse un’occasione di plebiscito per esprimere il proprio assenso o dissenso al Governo Letta. Al contrario dovremo avere il coraggio di guardare con onestà al nostro interno per decidere che partito riformista vogliamo essere nel nuovo secolo. Il Pd deve decidere che senso dare al proprio riformismo e con quale passo di innovazione. Dovremo fare scelte nette per dire chiaramente agli elettori che Italia vogliamo e quale ruolo vorremo avere in Europa. Dobbiamo smettere di rincorrere gli avversari su terreni che non sono i nostri. E’ un errore in cui siamo caduti già troppe volte in passato. Guardo all’America di Obama e penso che quando i Democratici hanno smesso di rincorrere l’elefante e hanno iniziato a raccontare l’America che volevano, hanno vinto! Fare politica non significa raccontare favole, bensì offrire una visione di futuro. E’ complicato ma è possibile. Aldilà dei nomi io vorrei parlare di contenuti. Il Pd deve fare una riflessione interna e capire quali strumenti utilizzare in questo particolare momento storico. E’ inutile continuare a fare norme sul lavoro: il lavoro dobbiamo costruirlo, generando nuovi posti per i giovani e per coloro che hanno perduto la propria occupazione a causa della crisi. Per fare ciò, ad esempio, occorre ricontrattare la flessibilità del nostro bilancio con l’Europa. Gran parte delle soluzioni ai nostri problemi è legata al nostro ruolo in Europa ed è anche là che dovremo essere”.

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