“Solo una figura come Renzi può risollevarci”

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Renziano: si, no, forse…
“Le correnti e gli spifferi non mi piacciono: mi provocano il torcicollo. Io decido in base alle proposte e alla situazione generale. Non sono dotato del senno del poi, perciò di volta in volta mi faccio un’opinione, anche sbagliando, in base alla situazione che attraversiamo. Nel 2009 sostenni Franceschini nel congresso contro Bersani. Nel 2012 ho sostenuto Bersani contro Renzi ma, come ho già affermato e scritto all’indomani dell’insuccesso delle elezioni politiche, è evidente che non siamo stati percepiti come una forza di cambiamento. Adesso credo che solo una figura come Renzi possa risollevarci e rilanciarci. Non monto sul carro dei vincitori, vorrei solo mettere il Pd sul carro dei vincitori. Non nasco e non morirò né franceschiniano, né bersaniano e nemmeno renziano. Nasco e morirò semplicemente giovantaurasiano. Diciamo che sostengo Renzi, ma non indosso la camicia bianca, perché il mio punto di riferimento resta sempre il Pd. Solo gli stolti non cambiano mai idea e non ammettono i propri errori”.
Dopo le tante defezioni contate al Cinema Corso, in occasione della prima visita carpigiana da parte del sindaco di Firenze, questa volta il gotha della politica locale era tutto seduto sulla collina. Onori di casa o ripensamenti? 
“Quando venne a Carpi ero impegnato come relatore ufficiale a un’iniziativa commemorativa, altrimenti ci sarei andato. Lo avevo ascoltato a settembre a Modena e in altre occasioni. Mi era piaciuto come comunicatore, ma non mi aveva convinto. Viceversa Bersani non mi era piaciuto, ma mi aveva convinto. Non fatemi l’esame del sangue del tasso di renzismo o bersanismo, troverete solo sangue A positivo”.
Condivide i temi lanciati da Renzi? 
“Il punto più alto del confronto nelle precedenti Primarie lo registrammo la sera del dibattito televisivo su Sky tra i candidati. Emersero le idee (molto simili) dei diversi candidati. Erano e sono le idee del Pd e le condivido. Tra ciò che mi era piaciuto dei temi di Renzi c’era l’insistenza sul merito”.
E’ quella la direzione che deve prendere il Partito Democratico? 
“Al Partito Democratico serva una terapia shockante, proprio perché le vicende di questi mesi ci hanno trascinato sul fondo e perché la situazione del Paese è a dir poco drammatica. La situazione attuale del Pd è analoga a quella del Labour dei primi Anni Novanta. Abbiamo bisogno di ridurre la conflittualità interna al partito e il correntismo esasperato e, allo stesso tempo, costruire una leadership e una premiership forti e in grado di aggregare forze sociali vaste per un progetto di cambiamento radicale. Per far questo serve uno shock. Tony Blair ha costruito la sua candidatura a premier conquistando la segreteria del partito e delineando il New Labour, che divenne la forza egemone del riformismo britannico. Oggi penso che solo Renzi incarni e sia in grado di interpretare questa esigenza di cambiamento. Deve evitare però di incorrere negli stessi errori che ha riconosciuto lui stesso di aver commesso (lo cito: “non sono stato in grado di scrollarmi di dosso fuori dalla Toscana l’immagine del ragazzetto ambizioso”). Il coraggio che ha dimostrato per le Primarie lo deve mettere al servizio del PDd. Se lo farà, come sta facendo, con l’obiettivo di aggregare e non di condurre una battaglia personale (perché non abbiamo bisogno di uomini della provvidenza), certamente avrà il mio sostegno”.
Molti lo accusano di non essere di Sinistra, è davvero così? 
“E’ il solito errore che tanto danno ha fatto alla Sinistra di considerare il riformismo come la destra della Sinistra. Non sono d’accordo: il riformismo è la Sinistra. Battersi per il merito e le pari opportunità, ad esempio, significa lottare per una società che garantisce mobilità sociale e non conservazione. E dunque per una società più giusta”.
Cosa si aspetta dal congresso?
“Intanto vediamo se ci sarà prima il congresso o le elezioni, perché ogni giorno pare che la situazione politica precipiti e il Governo non regga. Comunque spero in un confronto basato non sui personalismi ma sulle idee per affrontare i problemi del Paese, a partire dalla priorità tra le priorità: la drammatica condizione occupazionale delle generazioni più giovani e la mancanza di una prospettiva di sviluppo”.
Pensa che Renzi sarà il successore di Bersani? 
“Lo spero, ma l’unico congresso di partito che ho vinto è stato con Veltroni, per il resto, a volte consapevolmente, ho fatto scelte destinate a essere in minoranza e di avanguardia. Renzi reagirebbe con un bel gesto apotropaico a questo mio coming out”. 
Come commenta l’entusiasmo della gente di fronte a Renzi? Certo tutto si può dire tranne che non sia un comunicatore che, come lui stesso ha asserito, non è una parolaccia…
“Renzi appare come la vera e unica novità nello scenario politico ed è uno straordinario comunicatore. Questa è la sua forza, ma deve stare attento a non farla diventare la sua debolezza. La comunicazione è fondamentale per vincere, poi però, per guidare un partito o governare ci vogliono un mix di coraggio ed equilibrio e una squadra di talento”.

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