“In un attimo, la nostra vita è cambiata”

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“La solidarietà degli amici ma anche quella degli sconosciuti, tanti, ci ha salvato. E’ stata la nostra ancora di salvezza”. Lo sottolinea più volte Pia Monari, 58 anni, terremotata insieme alla sua famiglia, ancora con la voce tremante e col terrore negli occhi, “perchè quei giorni nessuno di noi li dimenticherà mai. Ho ancora nelle orecchie il rumore delle sirene dei mezzi di soccorso di quel maledetto 29 maggio e le urla della gente. Un incubo che continua perchè, da quel giorno, in un attimo, la nostra vita è cambiata”. 
Pia abita con il marito e i suoceri a Novi, in via Don Minzoni, in campagna, sistemata tra roulotte e gazebo all’interno di un capannone agricolo. La loro casa, costruita nell’800, è inagibile. Sarà ristrutturata ma i tempi si prospettano lunghissimi e ora si cerca di arrangiarsi. La sua famiglia, in quei giorni terribili, ha aperto le porte a tutti coloro che, non potevano o non riuscivano, bloccati dalla paura, a entrare nelle loro case. Ora, con loro, c’è ancora una famiglia la cui abitazione, in pieno centro storico, è inagibile e, a oggi, non sanno se sarà sistemata o abbattuta.  E sempre in una roulotte, nel cortile di casa, abita la figlia Marzia Diacci con i suoi due cagnolini. “In inverno con la stufetta si stava abbastanza bene, ma l’estate è inaffrontabile, la roulotte si trasforma in un forno e dentro non ci si sta”. Per la sua casa, a Sant’Antonio, inagibile, Marzia sta pagando il mutuo, sospeso fino alla fine dell’anno a seguito di un accordo tra le banche: “poi però dovrò ricominciare a pagare per un tetto che non ho. Mi sembra una cosa fuori dal mondo”. Si tratta di un appartamento in un unico stabile dove sono state ricavate anche altre unità abitative, “sto aspettando di definire l’accordo con gli altri proprietari per poter stabilire le modalità di intervento”.
Marzia quel giorno ha perso anche il lavoro: “lo studio dentistico presso il quale ero impiegata come assistente alla poltrona in centro a Novi è inagibile per cui ora sono in cassa integrazione. In autunno riaprirà sempre in paese ma in un’altra zona e così dovrei ritornare alla normalità, almeno per quanto riguarda il lavoro; per la casa invece ci vorrà ancora tanto tempo”.
“E’ stato un anno molto duro ma, per fortuna, tantissimi volontari e privati ci hanno aiutato, portandoci acqua, medicine, insomma beni di prima necessità. Pensi che sono venute persone da Vignola, Solignano ma anche da fuori regione, Milano, Bergamo, Brescia, Bolzano e dalla provincia di Udine. Da Gonars, si è precipitata a darci una mano la signora Franca, un angelo. Per non parlare dei ragazzi straordinari dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri, soprattutto quelli di Vignola, che non finiremo mai di ringraziare. Tanti nuovi amici con i quali non ci siamo più lasciati, nemmeno a emergenza finita”.
Qui nel cortile della casa di famiglia e nella campagna attigua nei giorni delle scosse c’erano tantissime persone sistemate in una decina di tende, due camper, un furgone e diverse auto, senza parlare di chi si univa a loro solo per il pranzo o la cena. “Al Comune avevamo chiesto solo un bagno chimico ma si sono limitati a darci il numero di telefono di un’azienda alla quale avremmo dovuto pagare il noleggio. Questo è l’aiuto pubblico che abbiamo ricevuto”. Senza dubbio la solidarietà e l’amicizia sono state la medicina che ha permesso a queste persone di affrontare l’emergenza, che ha impedito ai loro volti di perdere il sorriso. Persone abituate a rimboccarsi le maniche per sè e per gli altri, senza sprecare tempo a piangersi addosso.
Federica Boccaletti

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